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Atene, 31 ago – La Grecia sta subendo un grave tracollo demografico: “Trecentomila abitanti in meno tra il 2011 e il 2015”. A dirlo è il periodico tedesco Der Spiegel: “11,1 milioni di persone vivevano in Grecia nel 2011. Nel 2015, erano 10,8 milioni. Secondo le previsioni, la popolazione sarà di 8,3 milioni di persone entro il 2050. Oggi, il 21% dei greci ha più di 65 anni. Nel 2050, saranno un terzo della popolazione”.  Le cifre fornite sono in linea con le stime dell’Istituto nazionale di Statistica greco (Elsat). Anche se il 20 agosto scorso si è concluso il “salvataggio finanziario” ad opera della Troika, ad Atene c’è poco da festeggiare.
Le manovre “lacrime e sangue” di questi anni hanno messo in ginocchio una nazione. La disoccupazione è raddoppiata e dal 2009 ad oggi le persone che vivono sotto il livello di povertà sono passate dal 20% al 36% della popolazione. Lo stato sociale è stato completamente smantellato. In particolare, la sanità pubblica è al collasso. A creare questa situazione non sono state solo le ricette dettate dal cosiddetto Fondo Salvastati (ESM). Le colpe certamente non ricadono solo sui funzionari della troika. Nessuno, infatti, può dimenticare la pessima gestione della spesa pubblica ad opera della classe politica greca. Tuttavia le ricette adottate sono state profondamente sbagliate. Per essere più chiari: l’obesità si cura con una corretta alimentazione e non con il digiuno.
Per capire le ragioni del calo demografico non bisogna limitarsi solo agli aspetti economici. Nove anni di commissariamento hanno gettato l’intera popolazione in un grave stato di frustrazione. Secondo un’indagine dell’Eurobarometro, condotta tra il 17 e 26 marzo, i greci sono il popolo meno soddisfatto d’Europa. Solo il 52% esprime soddisfazione per la propria vita, rispetto a una media per l’Europa a 28 dell’83%. La crisi ha demoralizzato soprattutto le giovani generazioni che sognano soltanto di scappare altrove.
Chi, dunque, può stupirsi se il tasso di natalità è intorno all’1%? Certo in molti possono obiettare che la situazione in passato non era poi così diversa. Tuttavia è bene sottolineare come ha fatto Giulio Meotti su Il Foglio che: “Il numero di aborti effettuati in Grecia è aumentato del 50 per cento dall’inizio della crisi economica. Le nascite negli ospedali pubblici, nel frattempo, sono calate del trenta per cento. La Grecia è diventata fra i leader mondiali dell’aborto. Dieci anni fa, ci sono stati 200 mila aborti all’anno su una popolazione di undici milioni, mentre oggi questa cifra è salita a 300 mila”.
Quello che si vede nelle cliniche rispecchia fedelmente ciò che si può notare nelle strade di Atene. Le associazioni dei commercianti descrivono una città che l’ombra di sé stessa. Negozi chiusi, interi palazzi del centro storico abbandonati perché pericolanti. Se qualcuno, però, pensa che il commissariamento è finito si sbaglia.  La Grecia resta sotto monitoraggio rafforzato (trimestrale) da parte dei creditori europei e si è dovuta impegnare nella realizzazione di forti avanzi primari costanti del bilancio statale fino al 2060.  Insomma, tutto come prima o anche peggio. Ovviamente il calo demografico non ha solo ragioni di tipo economico. Tuttavia, il taglio della spesa pubblica a sostegno della natalità certamente non aiuta le giovani coppie a fare figli. A nulla serve avere i conti in ordine se le culle rimangono vuote. Si spera che il caso della Grecia sia da monito per l’intero Continente.
Salvatore Recupero

2 Commenti

  1. Manca l’ultimo passo: sostituzione della bandiera e della lingua tedesche …..a quelle greche.
    ;-(((

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