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Damasco, 25 dic – L’Isis è stato sconfitto, Trump ha annunciato il ritiro delle truppe Usa, Bashar Assad è sempre al suo posto. I nemici dell’armonia che speravano di trasformare la regina del Levante, da sempre simbolo di pacifica convivenza tra fedi diverse, in una tetra landa oscurantista, resterà così attonito nel vedere una nazione in festa nel giorno di Natale.
A Damasco, nella cattedrale di Nostra Signora della Dormizione, il patriarca greco melchita Joseph Absi ha lanciato un messaggio chiaro: “Oggi la nostra amata patria è rinata nel cuore della sua gente. La Siria oggi è un paese rinnovato e meraviglioso grazie ai sacrifici dell’Esercito arabo siriano e alla saggia guida del presidente Bashar al-Assad. Restiamo in attesa e preghiamo per coloro che hanno sostenuto la Siria, presto tutti gli stranieri usciranno dalla nostra nazione”.
Sì, perché oggi in Siria, in tutta la Siria laica e sovrana, si festeggia la nascita di Gesù Cristo e la rinascita di una nazione che non ha mai chinato la testa, neppure nei momenti più difficili, neanche quando l’Europa delle chiese e della Chiesa le aveva voltato le spalle. In realtà i cristiani siriani non avevano mai smesso di festeggiare il Natale, anche quando erano assediati dai tagliagole jihadisti, continuavano infatti ad affollare gli innumerevoli e antichi edifici religiosi di questa perla del Mediterraneo.
Eppure per la prima volta dall’inizio della lunga guerra che ha devastato buona parte della nazione araba, in tutta la nazione oggi cristiani e islamici sono scesi in piazza insieme dando vita a uno spettacolo di luci e colori impressionante. Alberi di Natale, presepi, chiese piene di fedeli in preghiera, strade e piazze in festa. E’ un messaggio chiaro che la Siria sta lanciando anche a tutti noi: qua nessuno si è arreso, soltanto per questo è ancora vivo. E libero.
Eugenio Palazzini
 

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