massoud2aKabul, 9 sett – Scomparso lui scomparve l’Afghanistan, con la sua vita si spense l’idea di una nazione, il progetto di un popolo nel suo territorio che si fa stato, che si unisce, che si fa sovrano.

La bomba che ha ucciso Ahmad Shad Massoud ha distrutto molto di più di un solo uomo, da quel giorno tutto è cambiato per l’Afghanistan e per il Medio Oriente.

Massoud venne ucciso il nove settembre, due giorni dopo crollarono le torri gemelle. Dalle indagini si scoprirà che il commando suicida che, travestito da troupe televisiva, azionò l’ordigno era legato ad al-Quaeda e dietro alla corporation del terrore chissà chi muoveva e muove i fili.

Sta di fatto che colpendo Massoud si mise la parola fine alla terza via che il Leone del Panjshir incarnava.

Prima capo della resistenza contro i sovietici poi nemico giurato dei talebani, guidò la sua Alleanza del Nord fino quasi ad ottenere il controllo del Paese.

La cerimonia di commemorazione che si è svolta a Kabul ha visto sfilare il figlio e il fratello del comandante che lo ricorda come un uomo che: “Voleva servire l’Afghanistan, era cresciuto in questo paese. È stato sempre al servizio della sua gente e ha capito la sofferenza dei suoi connazionali. Per questo resta nel cuore di ogni afghano”.12005772_10207812542417334_27993252_o

Nel caos afghano la figura del comandante Massoud ritorna imponente come a ricordare la grande occasione mancata, il grande attacco alla sovranità di una nazione.

Ad oggi Massoud, forse molto più di altri diviene il simbolo delle scelte sbagliate, del tributo imposto ai popoli liberi dai grandi architetti del mondialismo, che oggi ci consegnano un mondo disordinato e sterile incapace, forse per sempre, di far rinascere negli uomini lo spirito libero.

Quello del Leone.

 

Alberto Palladino

 

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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