Roma, 2 mag – “L’Italia è in prima fila tra coloro che adottano sanzioni anti-Russia e promuove iniziative, all’inizio eravamo sorpresi, poi ci siamo abituati”: così il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

Lavrov: “Italia a sorpresa in prima fila contro la Russia”

Intervistato a Zona Bianca, su Rete 4, il capo della diplomazia del Cremlino spiega: “Ci sembrava che l’Italia, grazie alla sua storia, avesse un approccio diverso e potesse distinguere il bianco dal nero. Alcune dichiarazioni di politici italiani sono andate oltre le norme diplomatiche. Io ho un bellissimo rapporto con il popolo italiano, non è questo in discussione”, chiarisce Lavrov, affrontando il tema del conflitto russo-ucraino.

Mosca non vuole la terza guerra mondiale: “Una guerra nucleare non avrebbe vincitori”

Il ministro degli Esteri russo chiarisce ancora una volta che Mosca non vuole scatenare la terza guerra mondiale. “I mass media occidentali e i politici occidentali travisano, quando si parla delle minacce come la terza guerra mondiale. Una guerra nucleare non avrebbe vincitori, e quindi non ha senso parlarne. Tuttavia – precisa – occorre essere cauti, e non sottovalutare i rischi che esistono”. “La Russia non ha mai interrotto gli sforzi che garantiranno il non svilupparsi della guerra”, afferma. Il ministro degli Esteri russo ricorda gli accordi Gorbaciov-Reagan e spiega che la Federazione russa è favorevole a una “dichiarazione che confermi che una guerra nucleare non potrà mai essere iniziata”. Ma – sostiene Lavrov – gli Usa respingono questo accordo.

“Le armi mai viste prima di cui parla Putin sono i missili ipersonici”

Quanto alle affermazioni del presidente russo Vladimir Putin, secondo cui se minacciata la Russia risponderebbe “con mezzi che i suoi avversari non hanno mai visto prima”, Lavrov precisa che si tratta dei missili ipersonici. “Abbiamo cominciato ad interessarcene – aggiunge – dopo che gli Usa hanno stracciato l’accordo sulle armi missilistiche. E sappiamo che i missili americani non sono diretti alla Corea del Nord o all’Iran, ma contro la Russia e la Cina. Noi eravamo pronti a un nuovo accordo, che avrebbe incluso anche i nuovi sistemi, ma le trattative sono state interrotte da parte americana”. Ancora un’accusa dunque contro Washington.

“Vogliamo che Zelensky dia l’ordine di interrompere le ostilità e di lasciare i civili”

Chi può portare la pace? “Domanda ottima ma abbastanza tardiva, i problemi sono iniziati anni fa, in realtà Zelensky aveva tutte le carte in mano” ma dopo la sua elezione non ha portato la pace. “Zelensky può portare la pace se interrompe gli ordini criminali ai battaglioni nazisti e ferma le ostilità. Non vogliamo che si arrenda ma che dia l’ordine di interrompere le ostilità e di lasciare i civili“, chiarisce Lavrov. Inoltre il ministro degli esteri russo ribadisce che “non vogliamo cambiare regime” in Ucraina, quella “è una specialità degli Stati Uniti. Vogliamo garantire la sicurezza nell’est del paese e che non arrivino minacce alla Russia dall’Ucraina”, spiega.

La guerra in ogni caso è destinata a durare ancora. Lavrov infatti nega implicitamente che Mosca preveda di dichiarare la fine del conflitto in Ucraina in occasione dei festeggiamenti del 9 maggio per la vittoria sulla Germania nella Seconda guerra mondiale. “I nostri militari – chiarisce il ministro – non pianificano le azioni in base a una data. I ritmi dipendono dalle necessità di minimizzare i rischi per la popolazione civile e per i militari russi“.

“La nazificazione esiste in Ucraina: Zelensky ebreo? Anche Hitler aveva origini ebree”

Poi il capo della diplomazia russa assume i consueti toni della propaganda e si avventura in affermazioni quanto meno discutibili. “La nazificazione esiste” in Ucraina, dice soffermandosi sull’obiettivo russo della “denazificazione”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è ebreo? “Anche Hitler aveva origini ebree, i maggiori antisemiti sono proprio gli ebrei – sostiene convinto Lavrov -. Il governo ucraino è diventato uno strumento degli estremisti nazisti e del governo degli Stati Uniti”.

“Gas va pagato in rubli perché i Paesi hanno rubato a Mosca le riserve valutarie”

Tornando alle cose concrete, Lavrov è duro sulla questione gas, ribadendo che Mosca esige il pagamento in rubli. I Paesi importatori di gas devono pagarlo in rubli perché “hanno rubato” a Mosca le sue riserve valutarie in dollari e euro depositate nelle banche europee imponendo un congelamento nell’ambito delle sanzioni. “Voi pagherete comunque nella valuta prevista dai contratti – aggiunge – ma le forniture verranno considerate pagate quando queste somme saranno state convertite in rubli, che non possono essere rubati. Per gli acquirenti non cambierà nulla, pagheranno stesse somme previste dai contratti”.

Il ministro nega ancora ogni responsabilità a Bucha

Lavrov poi nega ancora una volta la responsabilità delle truppe russe nella strage di civili a Bucha. “Il 30 marzo i militari russi sono usciti da Bucha. Il sindaco di Bucha ha dichiarato la vittoria dicendo che Bucha era tornata alla vita normale e poi dopo tre giorni hanno cominciato a far vedere questi morti. Non voglio approfondire questo aspetto perché è talmente evidente che sia un fake che qualsiasi osservatore lo può capire dal primo sguardo”.

L’ultima domanda di Giuseppe Brindisi: quali sono le condizioni di salute di Vladimir Putin? “Questo – dice dopo un sorriso – dovete chiederlo ai leader che lo hanno incontrato nell’ultimo periodo”.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. che c’è da sorprendersi,lavrov?
    in questo disgraziato paese c’è tutta una tradizione,di tradimenti:
    partendo da giulio cesare
    e arrivando alle ultime elezioni del pdr,
    passando per l’immortale “letta,stai sereno”

    per non parlare dei governi,
    che sistematicamente TRADISCONO gli italiani
    fin dai primi del ‘900,
    e probabilmente anche prima.

    quello che c’è di buono è che da internet in avanti,
    sempre più
    UOMINI si svegliano,e FINALMENTE riescono a vedere
    lo schifo politico,retorico e culturale in cui siamo immersi…
    e ne prende le distanze,rifiutandosi di sostenerlo con il voto,
    con le tasse e anche con i muscoli e il sangue.

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