Roma, 10 mag — Nonostante il conflitto in Ucraina appaia principalmente come una guerra terrestre, dall’inizio delle ostilità il Mar Nero è stato interessato da azioni militari e da un utilizzo massiccio di sommergibili, navi da guerra e soprattutto dai sonar per individuare i sottomarini dell’esercito nemico.

Un insieme micidiale per la fauna acquatica che secondo quanto riferisce il quotidiano inglese Guardian nell’edizione odierna starebbe facendo strage dei cetacei: dall’inizio dell’invasione russa, scrive il giornale, moltissimi delfini e altrettante focene si sarebbero spiaggiati morti sulle coste della Bulgaria e della Turchia. Spaventati dalle operazioni militari e disorientati dai sonar, avrebbero perso l’orientamento e sarebbero appunto finiti in secca, spesso per traumi acustici dettati dalle frequenze dei sonar o impigliati a morte nelle reti dei pescatori.

Strage di delfini nel Mar Nero

Sono circa 80 le carcasse di delfini, dall’inizio della guerra, ad esser state rinvenute sulle sole coste della Turchia. La Fondazione turca di ricerca marittima, Tudav, rileva come il dato rappresenti un triste aumento del tutto straordinario rispetto i dati a disposizione in condizioni normali. Di questi ottanta delfini, la metà sono morti nelle reti ma per l’altra metà le cause della morte sono decisamente più oscure dato che sul corpo degli animali non si registrano segni traumatici di ferite. Bayram Ozturk, il presidente di Tudav, ipotizza quindi traumi acustici causati dai sonar, ma aggiungendo subito dopo trattarsi di teorizzazione senza possibilità di una verifica diretta posto che i combattimenti non consentono una analisi sul campo. Purtroppo la guerra, aggiunge desolato Ozturk, non consente nemmeno di porre in essere azioni di tutela della fauna marittima.

I sonar confondono i cetacei

A concordare con Tudav è il project manager della organizzazione Green Balkans, Dimitar Popov. In Bulgaria, osserva il manager dell’associazione ambientalista bulgara, il fenomeno delle morti misteriose di mammiferi marini riguarda le focene; cinquanta sono morte impigliate nelle reti da pesca, un numero che secondo Popov non ha precedenti. Per questo anche Green Balkans sostiene che l’utilizzo massiccio di sonar finisca per confondere, disorientare o addirittura far impazzire le focene e i delfini che come noto utilizzano sistemi simili di orientamento. Il fenomeno è molto preoccupante, posto che ci si avvicina alla migrazione annuale di queste specie dal Mar Nero al Mar d’Azov.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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