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Roma, 17 set – Tutte le strutture politiche internazionali rappresentano la struttura di potere che era emersa immediatamente dopo la seconda guerra mondiale ed i rapporti di forza ed economici dei decenni successivi. I membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’Onu con diritto di veto sono i paesi vincitori di quel conflitto, la Corte penale internazionale ed il Fondo monetario nascono e divengono operativi rispettivamente nel ’45 e nel ’44. Tutte le discussioni attorno al paradigma dei “diritti umani” sono essenzialmente elaborazioni occidentali applicata con variabile successo in un resto del mondo che le considerava aliene, ma le accettava obtorto collo. Lo stesso G7 è di fatto l’occidente seduto al tavolo che elabora e prende decisioni che il resto del mondo ha dovuto subire.

Quel mondo è finito: i politici occidentali fingono di non vederlo, i media nostrani non hanno la competenza per capirlo, ma quella fase delle relazioni internazionali è giunta al termine. Il Prodotto interno lordo dei G7 (quindi di Usa, Regno Unito, Giappone, Francia, Germania, Italia e Canada) è circa il 30% del Pil mondiale e di fatto è praticamente identico a quello dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, ai quali in certi casi si aggiunta la Turchia, in tal caso rinominati come Bricst), con alcune importanti differenze, tutte a favore dei secondi.

Tanto per cominciare in termini di previsione di crescita, ma anche a livello di investimenti e creazione di progetti: sono paesi che costruiscono e creano come l’occidente non fa da almeno due generazioni. Pensiamo all’enorme progetto “One Belt One Road” che sta costruendo un intero mondo in termini di infrastrutture per rendere la Cina il centro del continente euroasiatico o la sempre crescente capacità di investimento in oro della Russia degli ultimi anni. L’indebitamente pubblico di questi paesi inoltre è estremamente più basso rispetto alle economie occidentali: si passa dal 58% indiano di debito all’ottimo 18% cinese o all’impressionante 6% russo: numeri coi quali non possiamo neanche sognarci di competere.

Infine due fattori non economici, ma fondamentali, aiutano a capire in che direzione sta realmente andando il mondo: il piano politico e demografico. I paesi del Brics sembrano avere leadership più capaci, con una progettualità e società unite e speranzose che li rendono estremamente più efficaci delle decadenti classi dirigenti occidentali, confuse e con alle spalle società risentite e deluse. Demograficamente infine l’occidente sta scomparendo e ha scelto di scommettere sul cavallo zoppo del multiculturalismo, di fatto gettando le basi per la propria scomparsa etnica (ad eccezione del Giappone, che non ha scelto di importare stranieri ma non è comunque in grado di combattere l’invecchiamento della propria popolazione): i Brics rappresentano invece un terrificante 42% della popolazione (e della relativa domanda) mondiale.

A queste condizioni il costrutto mitico chiamato occidente è già un ricordo del passato, non esiste più alcun “soft power” occidentale, un modello accettabile ed esportabile come poteva esistere solo quindici anni fa. Pensiamo al mondo delle Ong, prodotto occidentale per eccellenza, che stanno venendo cacciate da tutta l’Asia, con Cina ed India in testa.

Tutte le strutture politiche internazionali dovranno o cambiare o rassegnarsi alla marginalità e costrette a parlare a sè stesse. L’occidente è morto e, mentre gli Usa sembrano averlo capito da un pezzo e si muovono secondo le linee dei propri disegni politici, l’Europa delle Merkel e dei Gentiloni sembra decidere a non voler lasciare il cadavere anche a costo di lasciarsi trascinare all’inferno.

Guido Taietti

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