Roma, 8 dic – Anche grazie al lavoro di Eni, negli ultimi anni in Egitto sono stati scoperti notevoli giacimenti di gas naturale. Circostanza che farà della nazione nordafricana un importante esportatore di “oro blu”, idrocarburo chiave nelle dinamiche della transizione energetica a livello globale. Sempre il cane a sei zampe ha poi individuato anche nuovi siti ricchi di petrolio che, una volta a regime, consentiranno al Paese di arrivare a estrarne fino a 6mila barili al giorno. Questo, tuttavia, non basterà a coprire il fabbisogno energetico del Cairo, che sarà costretto ad importare greggio anche in futuro.

Sette nuove raffinerie per soddisfare la domanda interna dell’Egitto

Se il governo non può azzerare le importazioni di oro nero, può pero produrre in loco tutti i derivati del petrolio. Da qui nasce il progetto – concretizzatosi in un piano di investimenti da 7 miliardi di dollari – per costruire nuove raffinerie e ammodernare quelle esistenti. Così da raggiungere l’autosufficienza entro il 2023. Il piano potrà funzionare solo se la domanda dei beni prodotti – benzina e gasolio, ma non solo – rimarrà inalterata. Qualora dovesse aumentare – come previsto, dati i tassi di crescita – l’esecutivo dell’Egitto sta lavorando a due soluzioni per evitare di dover tornare ad importare i prodotti raffinati.

La prima consiste nel sostituire i carburanti derivanti dal petrolio e usati nei trasporti e nella generazione di energia con gas naturale. Una soluzione che, oltre ad essere più economica, è anche più ecologica visto che il gas è meno inquinante. La seconda consiste invece nel ridurre la domanda di idrocarburi usando fonti rinnovabili: per tale motivo il governo sta agevolando la realizzazione di centrali eoliche e solari, la cui energia prodotta sarà, rispetto al fabbisogno nazionale, del 20% nel 2022 per crescere progressivamente fino ad arrivare al 40% da qui ai prossimi dieci anni.

Giuseppe De Santis

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