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Roma, 20 mag — Non poteva mancare la Lego nel rutilante carrozzone di aziende e varie multinazionali che si prodigano per supportare i diritti Lgbt — questi individui vessati e discriminati, attorno alle cui istanze sta attualmente ruotando 3/4 del pianeta.

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Il marchio che ha fatto giocare generazioni di bambini — ma non solo — sta infatti per lanciare una collezione arcobaleno a tema Lgbt dal titolo Everyone is Awesome («ognuno è eccezionale»). Consta di 11 pupazzetti Lego, ognuno di un colore diverso a simboleggiare lo spettro della diversità rappresentato dalla bandiera Lgbt, trans, e delle persone di colore.

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Lego Lgbt: 1o senza genere tranne una drag queen 

Tutte le figure non hanno genere assegnato, tranne una: quella viola, l’unica a possedere un genere specifico e che rappresenterebbe «le favolose drag queen là fuori», stando a quanto racconta il designer della collezione, Matthew Ashton. Quindi l’unico genere certo è assegnato a un uomo, che però si veste da donna. Tutto chiaro, per non confondere i bambini che eventualmente metteranno le mani su questo gioco. Il blu pallido, il bianco e il rosa rappresentano la comunità transgender, mentre il nero e il marrone rappresentano le diverse tonalità della pelle nella comunità LGBTQ+, secondo The Guardian.

Una collezione da scrivania

La serie Lgbt di casa Lego non era originariamente destinata alle vendite: l’aveva creata Ashton, vicepresidente dei designer presso l’azienda, da tenere sulla propria scrivania. La creazione aveva ben presto attirato l’attenzione dei colleghi. «Alcuni membri della comunità Lgbt di Lego sono venuti a dirmi che adoravano la mia idea», ha dichiarato Ashton al Guardian. «Così ho pensato, “forse dovremmo condividerla con il resto del mondo”». Detto, fatto. 

Fino alla serie Everyone is awesome le sortite Lego in territorio Lgbt si erano limitate a una piccola bandiera arcobaleno, a sormontare la riproduzione di una casa di Trafalgar Square, e una sposa e uno sposo venduti separatamente, in modo che i fan potessero accoppiarli come desideravano. «Volevo creare un modello che simboleggi l’inclusione e celebri tutti, indipendentemente da come si identificano o da chi amano», continua Ashton. Il nuovo set sarà in vendita il 1 giugno, il primo giorno del mese del Pride. Perché va bene l’inclusione, ma un occhio va sempre al portafogli.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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