Roma, 4 apr – Bernard-Henri Lévy, spesso abbreviato in BHL, è uno degli opinion maker più influenti di Francia. Appartenente alla cerchia dei cosiddetti “nuovi filosofi”, che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta contribuirono in maniera decisiva alla virata atlantista della sinistra transalpina, Lévy si è inoltre distinto come guerrafondaio impenitente e consigliere “disinteressato” dei presidenti francesi che hanno bombardato popoli indipendenti o dato il via alle “primavere arabe”. Da Belgrado a Tripoli, insomma, c’è sempre in qualche modo lo zampino di BHL. Nella capitale serba, per esempio, si è preso addirittura una torta in faccia come forma di ringraziamento.
In Italia sembra che il Corriere della sera sia particolarmente interessato a divulgare le sue idee bellicose e trasudanti globalismo da tutti i pori. In piena crisi dei profughi, causata proprio dall’intervento scriteriato di Sarkozy in Libia, che lui aveva fortemente caldeggiato, Lévy ha avuto la faccia tosta di farci morale, proprio dalle colonne del “Corrierone”. Una faccia tosta che suscitò, a ragione, le ire di Michel Onfray, che non gliele mandò certo a dire. Oggi, invece, sempre da via Solferino ci giunge la voce accorata del falco globalista in difesa del suo pupillo Sarkozy, travolto dalle indagini a suo carico per i finanziamenti illeciti ricevuti proprio da Gheddafi, poi pugnalato (anzi bombardato) a tradimento.
L’attacco del pezzo è un’ammissione di responsabilità inequivocabile: «I miei lettori sanno che, da febbraio a ottobre del 2011, impiegai tutte le mie energie per convincere la comunità internazionale e, innanzitutto, il mio Paese, a intervenire in Libia». La giustificazione (patetica) è che, così facendo, si sarebbero evitati i massacri di Gheddafi. Peccato che i risultati dell’intervento francese siano stati proprio massacri per i bombardamenti (non sempre mirati), destabilizzazione dell’intera regione, un Paese diviso e preda di varie bande armate.
Le argomentazioni che Lévy porta a difesa dell’ex inquilino dell’Eliseo, per il resto, sono abbastanza deboli e si risolvono più che altro in una richiesta di garantismo. Tutto giusto, per carità. Ma è la chiusa che fa capire il vero obiettivo di BHL, avallato a quanto pare dal Corriere: la rivendicazione della destabilizzazione della Libia. Ma lasciamo la parola a Lévy: «Rimasi sbalordito quando l’ex presidente della Repubblica [Sarkozy, ndr], oggi con le spalle al muro e solo, ricevette in pompa magna Gheddafi all’Eliseo. Ma, a meno che l’accusa mi dimostri un giorno il contrario, gli sono riconoscente di aver messo in opera, giunto il momento, un dovere di ingerenza che continuerà a far onore al suo mandato; dovere crudelmente mancato al popolo siriano davanti a Bashar al Assad e a Daesh, e che Vladimir Putin usa non per difendere la libertà dei popoli ma per calpestarla». Mica male per intellettuale che, quando non pianifica l’ennesima ingerenza ai danni di un popolo sovrano, ci decanta le virtù dell’accoglienza indiscriminata e dell’amore universale.
Elena Sempione

4 Commenti

  1. Questo Levy è un pericoloso esaltato sionista che lotta per il trionfo della “razza eletta”.Questo trionfo deve avvenire tramite la creazione di guerre tra le altre religioni per la loro vittoria finale e a quanto pare sia con Gheddafi,con la Siria, Iraq,Yemen e con l’immigrazione incontrollata,ci stanno riuscendo.La bibbia esoterica satanica talmud seguita dai sionisti(non la torah seguita dagli ebrei tolleranti)permette anche l’uccisione di un goyim(non ebreo) anche se di minore età.E’ per questo che non hanno alcun rimorso nello sterminare i palestinesi o altre etnie (anche cristiane)

  2. Il fighetto è intrallacciato con la politica infatti su Wikipedia si può leggere che è “sposato in terze nozze con l’attrice francese Arielle Dombasle. Sua figlia Justine Lévy, avuta dal primo matrimonio con Isabelle Doutreluigne, è una scrittrice di bestseller, nonché ex moglie di Raphaël Enthoven (filosofo e amico di famiglia dei Lévy, ex compagno di Carla Bruni, la futura moglie di Nicolas Sarkozy per cui Enthoven lasciò la figlia di Lévy)”.
    Un soggetto come questo ha difeso anche Roman Polański dalle accuse di pedofilia… quindi il parere di certi filosofi francesi è meglio lasciarlo dietro le sbarre a maturare.

  3. Ma basta cò stì ebreuncoli psicopatici, fosse vivo Charles De Gaulle li avrebbe messi in riga uno per uno!!!

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