Roma, 3 apr – Ricordate gli attacchi e le procedure d’infrazione subite dal governo polacco negli scorsi anni da parte della Commissione Europea? Una serie di procedimenti e accuse condotte su base ideologica, che hanno reso l’immagine della Polonia simile a quella di un covo di totalitaristi, irrispettosi di presunti diritti umani e traditori dei “valori fondanti” dell’Unione Europea. Addirittura la mancata retromarcia del governo di Varsavia sulle decisioni prese su tematiche etiche aveva determinato per scelta di Bruxelles la sospensione dei fondi del Pnrr.

Così Varsavia accoglie i profughi ucraini. Altro che Polonia “razzista”

Certo, si può non essere d’accordo con i temi dell’agenda politica di Varsavia, che si è liberi di ritenere eccessivamente conservatori, opposti alla laicità che in tanti sperano per le proprie amministrazioni governative. Tuttavia, è doveroso osservare come in questa fase di crisi migratoria e umanitaria la Polonia stia rappresentando la principale ancora a cui aggrapparsi per i tanti profughi che arrivano dall’Ucraina. Le ragioni geografiche che la indirizzano di fianco alla nazione assediata impongono un impegno logistico fondamentale per l’accoglienza ed il mantenimento dell’ordine alla frontiera. Sarebbe però necessario e doveroso un aiuto concreto da parte delle stesse istituzioni che per anni l’hanno tacciata di mancanza di umanità, e che fino ad oggi non hanno stanziato alcun fondo comune per sostenerla nel mantenimento e nella ripartizione dei migranti.

Per le cancellerie di maggior peso in Europa sostenere chi fugge da un conflitto vero è ancora un tabù, fattore che comporta la mancanza di azioni di sostegno. Gli spostamenti di profughi nelle altre nazioni pronte a farsene carico, tra cui l’Italia, sono ancora totalmente a carico del governo polacco, che sta quindi dimostrando l’esistenza del proprio lato umanitario e altruista. Per la Ue in tutto questo c’è però un nuovo fallimento da registrare, data l’incapacità di produrre una sintesi politica efficace e tempestiva, che superi l’indifferenza dei singoli esecutivi nazionali.

Tommaso Alessandro De Filippo

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3 Commenti

  1. Ci vuole così tanto a capire?
    Fra Polonia e Ucraina c’è un confine. Chi scappa da una guerra e attraversa un confine trova riparo. Chi esce da un paese, ne attraversa illegalmente altri 5 o 6 sicuri per arrivare in un posto dove mediamente approfitterà dello stato sociale 11 mesi all’anno, è un’altra questione

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