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Tripoli, 17 set – Il premier libico Fayez al Sarraj si dimette, con l’augurio che un nuovo esecutivo possa portare a termine la difficile transizione politica del Paese, sventrato da anni da una guerra civile contro le milizie del generale Haftar che controllano la Libia orientale. L’annuncio ufficiale, dopo le indiscrezioni e le varie smentite dei giorni scorsi, è arrivato ieri in serata, con un video-messaggio alla tv pubblica.

Si fa da parte in vista dei negoziati Onu per un nuovo governo

“Dichiaro il mio desiderio sincero di cedere le mie responsabilità al prossimo esecutivo non più tardi della fine di ottobre“, ha detto al Sarraj. Una data scelta non a caso, visto che il mese prossimo a Ginevra sono previsti i negoziati per la formazione di un nuovo governo che rimpiazzi quello attuale riconosciuto dall’Onu. L’obiettivo sarebbe quello di trovare un equilibrio nella formazione di un esecutivo di rappresentanza di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, puntando ad una nuova composizione del Consiglio presidenziale per poi indire le elezioni. “Spero – ha aggiunto il leader del Governo di accordo nazionale – che la commissione per il dialogo finisca il suo lavoro e scelga un consiglio presidenziale e un primo ministro“.

Il ruolo del presidente del parlamento della Cirenaica, Aqila Saleh

Come è noto, in Libia continua la guerra civile tra il governo di al Serraj – in carica dal 2016 -, che controlla Tripoli e territori a ovest del Paese, e l’Esercito nazionale libico comandato dal maresciallo Khalifa Haftar, che collabora con il parlamento in Cirenaica. Il governo con sede a Tripoli è appoggiato da Turchia e Qatar, mentre le milizie di Haftar sono sostenute dalla Russia e dagli Emirati Arabi (e di certo non sono ostacolate dalla Francia). Dal canto suo, il presidente del parlamento insediato a Tobruk, Aqila Saleh, ha avanzato una proposta politica di unificazione delle istituzioni del Paese. Ma senza un totale appoggio delle truppe di Haftar, Saleh è privo di potere di trattativa. Fondamentale quindi in questa fase – visto che al Serraj molla senza aver riunificato il Paese – sarà capire che vuole fare il maresciallo della Cirenaica. Il tutto mentre l’Italia – sotto ricatto per il rapimento di 18 pescatori siciliani da parte delle forze di Haftar – non può fare altro che restare a guardare.

Ludovica Colli

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