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Roma, 8 gen – Per passare dalle parole ai fatti la Turchia ci ha messo meno di una settimana. Il 2 gennaio il Parlamento di Ankara ha approvato l’invio di truppe in Libia e oggi ha inviato i primi 35 soldati a sostegno del governo di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj. La presenza turca nella nostra ex colonia, in realtà, non è propriamente una novità. Erdogan da tempo invia armi contro l’avanzata del generale Khalifa Haftar, che assedia Tripoli con il sostegno in particolare di Russia ed Egitto.

E’ però la prima volta che la Turchia interviene ufficialmente, e piuttosto platealmente, con boots on the ground, soldati sul campo di un lungo conflitto che potrebbe però arrestarsi a breve. Il numero di militari inviati da Erdogan al momento è con tutta evidenza modesto, ma si tratta soltanto dell’infornata iniziale. Secondo le autorità turche il contingente avrà un ruolo “di coordinamento” ma “non combatteremo”. Vale lo stesso, stando a quanto dichiarato da Ankara, per i soldati che verranno inviati in Libia successivamente. Il presidente turco ha specificato che dovranno unicamente “addestrare le forze legate al governo libico” e si tratta di un’iniziativa richiesta “dal governo di accordo nazionale libico”.

La spartizione della Libia

Oggi però è un giorno chiave per la guerra in Libia soprattutto dal punto di vista diplomatico. Il presidente turco Erdogan incontra infatti Vladimir Putin a Istanbul, in occasione della cerimonia inaugurale dello strategico gasdotto TurkStream, che condurrà il gas russo attraverso il Mar Nero. Brindisi a parte, il faccia a faccia tra i due presidenti arriva però in un momento delicatissimo a livello internazionale e nello specifico per i rapporti tra le due nazioni. Entrambe svolgono infatti un ruolo determinante per le sorti dei conflitti in Siria e in Libia, senza trascurare ovviamente il caldissimo fronte iracheno. Non a caso Putin è arrivato ieri sera a Istanbul direttamente dalla Siria, dopo un incontro a sorpresa a Damasco con Bashar Assad, il primo in assoluto del leader russo dall’inizio della guerra.

E’ chiaro dunque che Putin parlerà con Erdogan sia dell’irrisolta situazione di Idlib, città ancora controllata dai jihadisti sostenuti da Ankara e assediata dall’esercito siriano con l’aiuto delle truppe di Mosca, sia appunto della Libia dove similmente Russia e Turchia si trovano su fronti contrapposti. In quest’ultimo caso non è impensabile che i due leader possano discutere di una possibile tregua, che porterebbe di fatto a una spartizione della nostra ex colonia almeno a livello di influenza.

Italia fuori dai giochi?

Tutto questo, è quasi superfluo specificarlo, si traduce con una tranciante esclusione dell’Italia dai giochi. E’ al contempo altrettanto inutile rimarcare che l’immobilismo italiano, con la palese incapacità del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, rischia seriamente di averci estromesso da un’area fondamentale per la nostra nazione. In pratica potremmo ritrovarci adesso a delegare ad altri tre aspetti chiave su tutti: il controllo delle risorse energetiche, il contrasto al terrorismo e la gestione dei flussi migratori. Mentre Putin ed Erdogan si incontrano in Turchia, oggi il generale Khalifa Haftar è giunto a Palazzo Chigi per un incontro con il premier Giuseppe Conte. Nel tardo pomeriggio sarà il turno dell’altro leader libico, Fayez al-Sarraj, che incontrerà Conte sempre a Roma. Salvo sorprese però, la partita vera si giocherà a Istanbul.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. . sarà, sicuramente, presente anche il “ministo” esteri italiota per servire le bibite.. Conte servirà a tavola….sarà un successone diplomatico alla spuma..

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