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Roma, 8 gen – Gli aveva urlato “italiano cattolico di merda” alla vista del crocifisso che la sua vittima aveva al collo e lo aveva accoltellato alla gola, cercando di ucciderlo. Ieri un giudice lo ha condannato ad 8 anni di carcere per tentato omicidio motivato da “odio religioso”. E’ questo l’epilogo della storia che ha visto coinvolto un 37enne marocchino, reo di aver tentato di sgozzare un cittadino georgiano a bordo di un bus Atac, nella Capitale.

I fatti

I fatti risalgono allo scorso 20 aprile, durante la vigilia di Pasqua. Il magrebino aveva adocchiato il 45enne georgiano a bordo del mezzo di trasporto pubblico poco prima del capolinea in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. Notando la collanina con il crocefisso appesa al collo della sua vittima, il marocchino era andato su tutte le furie: “Sporco cristiano italiano”, gli avrebbe detto il nordafricano, scambiandolo anche per un cittadino dello Stivale. Poi altri insulti e minacce: “Voi cristiani avete massacrato noi musulmani, adesso noi siamo venuti qui per ammazzare voi cristiani” e ancora “Muori cristiano”. A quel punto il marocchino aveva estratto dalla tasca dei pantaloni un coltello e aveva calato un fendente al collo del georgiano. Le sue urla avevano attirato l’attenzione di alcuni agenti che pattugliavano la zona, che dopo aver chiamato i soccorsi si erano messi sulle tracce dell’aggressore.

Vivo per miracolo 

Ricoverato all’ospedale con prognosi di 21 giorni, il georgiano è rimasto vivo per miracolo: la ferita, penetrata nel collo per ben 16 cm, aveva quasi raggiunto la carotide. Ancora qualche millimetro e non ci sarebbe stato più nulla da fare. Nel frattempo le forze dell’ordine avevano rintracciato e catturato il magrebino. La vittima e il carnefice sono entrambi senza tetto, con regolare permesso di soggiorno, e non si conoscevano prima dell’aggressione.

Spinto dall’odio religioso

Secondo il giudice, il nordafricano è stato spinto da “odio religioso, in quanto la persona offesa portava una catenina con crocifisso, simbolo cristiano”. Al 37enne è quindi stata riconosciuta l’aggravante ed è stato condannato ad 8 anni di carcere. L’avvocato difensore è molto critico nei confronti della sentenza: “Restiamo in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza che, con il dovuto rispetto, non può ritenersi condivisibile – avrebbe detto il legale del colpevole – La vittima non risulta credibile: né per quanto riguarda la dinamica dell’aggressione, ancor meno per ciò che attiene alle presunte frasi di odio religioso”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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