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L’Aquila, 8 gen – E’ arrivato infine l’arresto per Jarra Ayoub, marocchino 25enne responsabile della morte di Sara Sforza, la ragazza investita e uccisa la scorsa settimana a Cela. L’ordinanza di custodia per omicidio stradale – richiesta dal pm Andrea Padalino e firmata dal giudice per le indagini preliminari Anna Carla Mastelli – è stata eseguita nei confronti del 25enne che lo scorso due gennaio, alla guida di una Alfa 159 e trovandosi in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di cocaina, ha travolto la Renault Twingo sulla quale viaggiavano Sara e il suo ragazzo.

Carcere per Ayoub

Il magrebino, prima di schiantarsi tragicamente contro le sue vittime, aveva effettuato una serie di sorpassi ad alta velocità in un tratto di strada in cui non era consentito. Ayoub si trova al momento piantonato all’ospedale del capoluogo, in cura per le ferite riportate nell’incidente da lui provocato: non appena verrà dimesso, per lui si apriranno le porte del carcere.

Il dolore del fidanzato

Alessio Vergani, il ragazzo della povera Sara, ha riferito la sua testimonianza riguardo agli attimi del sinistro attraverso il suo legale, avv. Lucio Cotturone: “L’urto è stato tremendo. Indossavamo entrambi la cintura di sicurezza. Sono riuscito a liberarmi subito e ho capito che la situazione per Sara era disperata, ma respirava. Mi è praticamente morta tra le braccia. Un’immagine che mi resterà impressa nella mente per tutta la vita”.

Genovesi (Lega): “Giovane vita spezzata”

L’iniziale mancato arresto del marocchino aveva sollevato un vespaio di polemiche. Primo fra tutti, si era fatto sentire il vicecommissario provinciale della Lega Tiziano Genovesi: “C’è una giovane vita spezzata a causa di un sorpasso azzardato da parte di un marocchino risultato positivo ai test su alcool e droga, tutt’ora a piede libero e, tutt’ora in Italia, grazie al suo legale per aver impugnato in Cassazione il provvedimento di espulsione“. E concludeva: “Ringrazio le forze dell’ordine per i controlli effettuati a tappeto, ciò nonostante la Marsica piange Sara”.

Cristina Gauri

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