Roma, 27 nov – In Libia continuano, incessanti, i combattimenti tra le forze che fanno capo al governo di accordo nazionale del premier Fayez al-Sarraj (in linea teorica l’unico riconosciuto e sostenuto dall’Italia) e quelle del generale Khalifa Haftar che assediano Tripoli. Oggi gli scontri tra i due eserciti, entrambi sostenuti da milizie armate che fanno capo a diversi capi militari, hanno provocato la chiusura del giacimento petrolifero El Feel (l’elefante) gestito da Eni insieme alla Compagnia petrolifera nazionale (Noc) libica. Ad annunciare la sospensione delle attività del giacimento è stata quest’ultima via Twitter.

Si tratta di un impianto nei pressi di Sabha, nel sud della Libia, ed è superfluo soffermarsi sul danno provocato ad Eni, il cui principale azionista è ancora lo Stato italiano. Quanto successo evidenzia però la sempre più grave instabilità della nostra ex colonia. Di fronte alle coste italiane imperversa infatti una guerra che appare interminabile, un problema decisamente serio per noi. In Libia ballano diverse questioni che ci riguardano direttamente: quella migratoria, quella energetica e non da ultima quella attinente alla reputazione stessa dell’Italia in politica estera.

Immobilismo giallofucsia

Il recente abbattimento di due droni (uno americano e l’altro italiano), dai costi milionari, è soltanto un grave episodio che ha palesato a tutti l’immobilismo del governo giallofucsia. Mentre Haftar si è infatti affrettato a scusarsi con gli Stati Uniti, ha del tutto ignorato l’Italia. Fatto che non sembra aver minimamente destato dal torpore il nostro esecutivo, visto che non ci risultano proteste ufficiali. Il totale lassismo di fronte a un simile attacco è molto rischioso, perché chiunque adesso potrebbe potenzialmente compiere atti di questo tipo confidando sull’assenza di una nostra reazione. Quanto successo oggi dovrebbe portare quantomeno a un cambio di rotta, eppure temiamo che anche in questo caso il ministro degli Esteri pentastellato (ma abbiamo sul serio un ministro degli Esteri?) sia in tutt’altre faccende affaccendato.

Eugenio Palazzini

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