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Roma, 15 set – Un ricatto in piena regola, tanto spudorato quanto emblematico dell’incapacità del governo italiano di muovere la benché minima pedina sulla scacchiera libica. Dalla Cirenaica controllata dal generale Khalifa Haftar, snobbato da Luigi Di Maio nella sua ultima visita in Libia, è arrivata infatti un’offerta da “anonima sequestri”: vi ridiamo i 18 pescatori siciliani catturati dai nostri militari a 35 miglia dalla costa libica, ma soltanto in cambio di 4 nostri calciatori. Questi ultimi sono in realtà uomini condannati in Italia a 30 anni di carcere per traffico di esseri umani e omicidio di 49 immigrati. Una proposta che il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, non ha esitato a definire “ripugnante” e che stando a quanto ventilato nei giorni scorsi da alcune fonti libiche era già stata avanzata da Haftar.

Ma quali calciatori

I nostri pescatori sono detenuti a Bengasi dal 2 settembre senza che l’Italia abbia fatto grandi passi avanti per riportarli a casa. Una drammatica vicenda di cui vi abbiamo parlato nel dettaglio quattro giorni fa. Come se non bastasse adesso ci chiedono in cambio quattro criminali, scafisti “calciatori” – per l’esattezza secondo i loro parenti in Cirenaica sarebbero “terzini e attaccanti in cerca di fortuna” – considerati per qualche ignoto motivo importanti per Haftar. “Altro che giovani calciatori. Non furono condannati solo perché al comando dell’imbarcazione, ma anche per omicidio. Avendo causato la morte di quanti trasportavano, 49 migranti tenuti in stiva”, ha spiegato il procuratore di Catania al Corriere della Sera. “Lasciati morire in maniera spietata. Sprangando il boccaporto per non trovarseli in coperta. Un episodio fra i più brutali mai registrati”.

Due settimane di stallo insopportabile

Ecco insomma a che punto siamo arrivati a causa dell’inettitudine del governo giallofucsia: a farci ricattare in questo ignobile modo persino da una porzione della Libia, nazione sventrata e allo sbando da anni. Sono passate due settimane dal rapimento dei nostri pescatori, che ora qualcuno vorrebbe utilizzare come merce di scambio. E giustamente questo stallo è diventato del tutto insopportabile per amici e parenti dei 18 detenuti italiani: “Se entro qualche giorno non si troverà una soluzione ci recheremo a Roma con le famiglie degli altri ostaggi per far sentire ancor di più la nostra voce al Governo Italiano“, hanno dichiarato i due armatori delle barche, Leonardo Gancitano e Marco Marrone.

Eugenio Palazzini

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