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Roma, 15 Set. – L’omicidio di Maria Paola Gaglione da parte del fratello ha sconvolto di nuovo l’opinione pubblica italiana che non si era ancora “ripresa” da Colleferro. Dal razzismo, ora si passa alla transfobia. Nemmeno il tempo di rimettere insieme i pezzi dell’accaduto che da tutte le forze politiche di sinistra invocano l’approvazione della legge contro l’omotransfobia. Già, perché Maria Paola aveva un compagno che si faceva chiamare Ciro. Nato donna, era un trans – ovvero si sente uomo e vuole essere maschio. Questa la ragione per cui il fratello Michele li avrebbe speronati in moto e la 18enne avrebbe perso la vita a Caivano in provincia di Napoli. 
In questa confusione di generi e di attributi, qualche giornalista incauto ha chiamato Ciro Migliore il “fidanzato” di Maria Paola, il “compagno gay”, et cetera. Nessuno, inizialmente, aveva capito che era una donna che si sentiva uomo. O siamo ancora troppo “indietro” in Italia su queste tematiche,  oppure c’è una realtà – quella Lgbt – che a forza di piroette su gender e sesso rende il compito di narrare l’accaduto davvero difficile. Chi ha voluto mettere i puntini sulle “o”, verrebbe da dire, è ArciLesbica Nazionale. Se non altro a noi ignoranti l’associazione delle lesbiche italiane regala un po’ di chiarezza. “La transessualità non si autocertifica, ci sono passi da fare ben precisi. Il fatto al momento non smentito è che Cira Migliore ha documenti e corpo femminili, non ha mai iniziato alcun percorso di transizione. In caso questo venga ufficialmente rettificato, provvederemo a chiamarlo Ciro, trans ftm, da femmina a maschio. Fino ad allora Cira Migliore è realmente una vittima di violenza misogina a cui è stata tolta con la morte la compagna Maria Paola Gaglione”: questo il post di ArciLesbica che da sempre è in lotta contro il mondo “trans” e contro la teoria “non binary”.

La “shitstorm” contro Arcilesbica

A causa di questo post ArciLesbica è stata investita da una vera a propria tempesta di merda su Facebook. Il commento più carino è quello che dice “fate vomitare, vergognatevi”. “Delusione profonda” scrive qualcun altro “ho sempre pensato che combattere contro la violenza contro le donne e contro il patriarcato volesse dire combattere contro i pregiudizi e gli stereotipi di genere, a favore delle persone omosessuali. E a favore delle persone transgender. E invece no. Ebbene, continuerò, nonostante il vostro accanimento contro chi non corrisponde al vostro concetto binario maschile/femminile”. “Non c’era alcun bisogno di soffermarsi sull’identità della vittima, adesso ci ritroviamo a parlare per l’ennesima volta di misgendering e dintorni“, commenta qualcun altro. C’è confusione sotto questo cielo, cari amici, persino all’interno dello stesso mondo Lgbt non si sa bene come chiamarsi l’uno con l’altro (o altra, o altr*): pensate che questi sono gli stessi che lottano per una legge contro l’omotransfobia. Probabilmente, nel girone infernale di omofobi e transfobici i cattivi da mettere all’indice finirebbero persino le attiviste di ArciLesbica.
Nadia Vandelli

4 Commenti

    • I Greci avevano paura a pronunciare il nome di Hades, per timore riverenziale nei confronti della morte, usanza che si è completamente persa. Le persone dispensano giudizi e condanne sulla morte come se niente fosse e senza preoccuparsi della propria anima. In bocca al lupo.

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