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Tripoli, 10 set – “Vogliamo andare in Italia anche se sappiamo che i porti sono chiusi”. Suona come una minaccia il grido di quanti si trovano in Libia alle prese con la concreta possibilità di una ripresa di pesanti scontri. “L’Italia chiude i porti? Vorrà dire che moriremo in mare. Meglio sperare, partire, che restare intrappolati in Libia”, affermano alcuni eritrei, sudanesi, somali, nigeriani, assiepati di fronte alle sedi dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr).
Come riporta il Corriere della Sera in un reportage di Lorenzo Cremonesi, i futuri immigrati sono disposti a tutto pur di partire alla volta delle coste italiane. I campi di detenzione sono stati interessati dagli scontri tra le milizie e per chi ci vive i tempi sono assai bui. E a Tripoli la gente abbandona la città. i negozi sono chiusi, ai benzinai la coda di auto si fa sempre più lunga.
La situazione in Libia si fa sempre più incerta, e l’Unhcr denuncia “atrocità indicibili”nei confronti degli immigrati e dei richiedenti asilo. Stupri, torture, rapimenti, pare siano all’ordine del giorno, anche nei confronti dei bambini. Per questo l’agenzia delle Nazioni Unite ha chiesto che vengano messe in atto alternative alla detenzione, compreso l’uso immediato della struttura di raccolta e partenza a Tripoli, che fungerà da piattaforma per raggiungere la sicurezza in paesi terzi e che sarà gestita dal Ministero degli interni libico e dalla stessa Unhcr. La struttura, già pronta per l’uso, può ospitare 1.000 rifugiati, vulnerabili e richiedenti. L’Unhcr chiede inoltre “una forte azione istituzionale per colpire i trafficanti responsabili”.
L’inviato del Corriere ha raccolto la testimonianza della locale portavoce dell’Unhcr, la quale ha dichiarato che nonostante il flusso di persone che arrivano in Libia dall’Africa si sia ridotto rispetto allo scorso anno l’emergenza è tutt’altro che risolta. “Non abbiamo alcuna idea su quanti siano i migranti in Libia – dicono dall’agenzia dell’Onu – si dice trecentomila, mezzo milione, persino ottocentomila. Ma in verità nessuno lo sa. Noi ne abbiamo registrati in tutto oltre 55.000. Ma rappresentano solo una percentuale parziale delle presenze. Ci sono prigioni controllate dalle milizie di cui nessuno parla. Nei centri di detenzione ufficiali libici gli accusati di immigrazione illegale sono compresi tra 6.000 e 8.000”. Questa gente ha il solo obiettivo di partire, lasciare la Libia e arrivare in Italia.
Intanto i media locali riferiscono che a Tripoli è in corso un attacco alla sede della compagnia petrolifera di stato. Alcuni uomini armati non identificati hanno attaccato la sede della National Oil Corp nella capitale, rompendo così il cessate il fuoco raggiunto alcuni giorni prima.
Anna Pedri
 
 

2 Commenti

  1. Ma crepassero davvero tutti in mare!… Ma con quale diritto pretendono di venire qui a migliaia a bivaccare a nostre spese.?… Se crepano… Tanto degrado in meno .

  2. La stabilizzazione della Libia, dopo la corsa al Petrolio spinta dalla ELF francese ai danni dell’AGIP, è sempre più necessaria ed urgente. D’altro canto i migranti economici in attesa di partire potrebbero, ipotesi, essere gestiti dall UNHCR proprio distribuendoli tra i paesi NATO, no? UNCHR = Nato, sarebbe quindi opportuno che si facciano carico i paesi che rappresentano l’UNCHR. Ipotesi. Che ne dite?

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