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Roma, 18 gen – È difficile negare che, fino a questo momento, sia da parte dell’Italia che da parte dell’Unione Europea sia stata attuata una politica estera in relazione alla Libia fatta soltanto di parole ed inutili convegni.

Fino ad oggi solo retorica

Parole e solo parole sono quelle di chi ha proposto di creare una no fly zone in Libia – alludiamo al ministro della Difesa e al premier Giuseppe Conte – senza però utilizzare lo strumento militare per imporla. Insomma una no fly zone teorica.

Parole sono anche quelle dell’Onu che, se avesse voluto imporre un vero e proprio embargo sulla armi che arrivano in Libia, avrebbe necessariamente dovuto fermare le navi dirette in loco e ispezionarle. Ma questo sarebbe stato considerato un vero e proprio atto di guerra.

Perché sulla Libia l’Italia è bloccata

Diverse sono le ragioni che impediscono all’Italia di porre in essere una soluzione adeguata in Libia:

  • in primo luogo la mancanza di chiari obiettivi politici: cosa vogliamo esattamente in Libia e con chi esattamente ci dobbiamo schierare?
  • in secundis la presenza di una forte ideologia pacifista di matrice sia cattolica che di sinistra: pensiamo a padre Zanotelli, a Pax Christi o a Gino Strada;
  • in terza battuta, una di queste ragioni è legata al fatto che lo strumento militare viene utilizzato per compiti e funzioni che non sono quelle specifiche delle forze armate mentre al contrario altre nazioni europee e non le utilizzano per consolidare o per attuare una politica finalizzata a salvaguardare il proprio interesse nazionale;
  • in ultimo, esistono certamente obiettivi diametralmente opposti in Libia tra Italia e Francia: Parigi appoggia Haftar – noi al Sarraj – e sul gasdotto Eastmed siamo su posizioni contrapposte con i transalpini.

Recuperare autorevolezza all’estero

Esiste però un’altra ragione, ancora più profonda ed è legata alla mancanza di credibilità internazionale dell’Italia. Una ragione che non ha che fare con l’attuale governo ma che a che fare con la storia nazionale degli ultimi quarant’anni.

Quando gli Stati Uniti hanno eliminato il generale Solemaini non hanno certamente avvertito l’Italia mentre lo hanno fatto con le altre cancellerie europee, a dispetto del fatto che l’Italia fornisca il secondo contingente militare più numeroso alla missione in Iraq. Se l’Italia fosse una nazione autorevole e credibile a livello internazionale avrebbe dovuto immediatamente convocare l’ambasciatore americano per avere i necessari chiarimenti. Ma l’assoluta subalternità politica, economica e militare rispetto agli Usa è tale da impedirci di avere una politica autorevole, credibile e autonoma.

Roberto Favazzo

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