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Roma, 23 dic – Il nulla a cinque stelle. La visita ufficiale di Luigi Di Maio in Libia è servita soltanto a confermare il drammatico ritardo italiano. L’inesperienza del ministro degli Esteri pentastellato non giustifica da sola l’inazione del governo giallofucsia, fermo al palo da settembre (ovvero dal suo insediamento) in campo internazionale e in modo particolare proprio nella nostra ex colonia, dove siamo chiamati da sempre a svolgere un ruolo chiave.

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“Di Maio non è riuscito a bloccare l’aggressione militare contro di noi. Questa sarebbe stata l’unica prova di un successo ai colloqui di Bengasi”, ha dichiarato il presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Serraj, al Corriere della Sera. “Ciò non toglie – ha spiegato il presidente libico – che l’Italia abbia tutto il diritto di comunicare con chiunque e invitarlo a Roma”.

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L’assenza italiana

Parole che inquadrano l’equilibrismo del governo italiano, del tutto inutile in una fase in cui Russia da una parte (con Haftar) e Turchia dall’altra (con Tripoli) si sono ritagliate un ruolo di primo piano nel conflitto libico. Uno scontro frontale tra due potenze che stanno scalzando le nazioni europee da una guerra destinata probabilmente a protrarsi ancora a lungo. E’ evidente però che l’atteggiamento italiano è quello più criptico e al contempo inutile, quel non stare con nessuno fatto passare per dialogo con tutti ci sta assegnando il distintivo dell’irrilevanza.

“Noi avevamo chiesto le armi a tanti Paesi, inclusa l’Italia, che pure ha diritto di scegliere la politica che più le aggrada e con cui i rapporti restano comunque ottimi”, ha detto al Serraj al Corriere. E dire che il governo di Tripoli è stato fortemente voluto anche dall’Italia, che dunque aveva scelto inizialmente una sponda specifica. Da quando Trump ha reso palese il disimpegno americano in Libia, l’Italia ha però iniziato a tergiversare, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto approfittare dell’indiretto assist di Washington. La strada era libera, ma l’abbiamo disseminata di trappole insuperabili.

Così quando nei giorni scorsi il governo di Tripoli per contrastare gli attacchi di Haftar ha chiesto aiuto a cinque nazioni, tra cui Italia e Turchia, dal ministero degli Esteri guidato da Luigi Di Maio non è arrivata alcuna risposta. La Farnesina  continua anzi a sostenere che in Libia non ci può essere nessuna soluzione militare, ma soltanto un dialogo politico. Intanto però la tensione cresce, la guerra continua e l’Italia sta a guardare.

Eugenio Palazzini

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