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Roma, 19 gen – Alla vigilia della conferenza di Berlino, l’incontro multilaterale al quale prenderanno oggi parte tutti i protagonisti della crisi libica, il generale Haftar ha deciso di presentarsi con un “regalo”. L’uomo forte di Bengasi ha infatti dato disposizioni, ieri, affinché venissero chiusi i terminal petroliferi di Ras Lanuf, Brega e Sidra.

Haftar blocca la produzione

National Oil Company, la società statale che controlla e gestisce i tre siti, ha parlato ufficialmente di “cause di forza maggiore” – gli impianti di Zueitina, dove giungono 90mila barili di cui 16mila di competenza Eni, ieri in funzione, dovrebbero oggi seguire la stessa sorte – pur sottolineando come l’ordine sia stato impartito da alti funzionari della Lna, l’esercito nazionale libico controllato da Haftar.

La zona del golfo della Sirte interessata dal blocco è l’area più importante in termini di produzione ed esportazione di idrocarburi della Libia, rappresentando lo sbocco naturale di gas e petrolio coltivato nei ricchi giacimenti della Cirenaica. Il “fermo” imposto si tradurrà in una riduzione pari ad almeno 800mila barili al giorno, quasi l’80% dell’attuale produzione nazionale che solo negli ultimi tempi aveva faticosamente recuperato superando, dopo sei anni, per la prima volta quota un milione.

Ricatto geopolitico

In termini economici, la perdita stimata per le casse della Noc si attesta attorno ai 55 milioni di dollari al giorno. Quel che più rileva è tuttavia il “ricatto” geopolitico ordito da Haftar. La Libia è infatti il ventesimo produttore di oro nero al mondo (ma potrebbe, in condizioni “normali”, rientrare fra i primi 15) nonché un importante fornitore di gas naturale, che giunge soprattutto in Italia tramite il metanodotto Greenstream, il quale non dovrebbe essere – almeno per il momento – oggetto di ripercussioni dato che transita nella zona della Tripolitania controllata non da Haftar bensì da al Serraj.

Nicola Mattei

2 Commenti

  1. Bravo Haftar. Così dà una lezione al mondo e contribuisce nei fatti a ridurre la produzione di CO2.

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