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the_iranian_military_640Teheran, 18 apr – L’Iran ha deciso di schierare sul campo siriano le sue truppe regolari: così annuncia l’inviato da Teheran del Financial Times. Si tratta della prima missione estera per la nazione persiana dai tempi della rivoluzione del 1979.



È da precisare che sin dall’inizio della crisi siriana, cinque anni or sono, la Guardia Rivoluzionaria iraniana, subendo un prezzo di sangue di circa 150 unità nell’ultimo anno, ha assicurato la sua presenza sul territorio siriano, ma è la prima volta che si parla di invio di truppe regolari. A fare luce sulla nuova politica iraniana è stata l’uccisione di almeno 4 commandos dell’esercito iraniano nell’ultima settimana.

Per decenni Teheran ha mantenuto il proprio esercito lontano da interventi militari sul campo internazionale, preferendo una strategia contro i nemici che minacciano i propri interessi nella regione basata sul supporto alle nazioni vicine (geograficamente e politicamente) come Libano, Siria e Iraq. Oggi in Siria si combatte una guerra di cruciale importanza per gli interessi iraniani, nel tentativo di rafforzare sempre più i già solidi legami con il partito libanese Hezbollah (le cui milizie sono attive al fianco dell’esercito arabo siriano) e di arginare la potenza israeliana. Alcuni diplomatici di base a Damasco credono che l’Iran abbia schierato la sua potenza militare in Siria in un tentativo di aumentare la propria influenza in un momento di apparente incrinatura di rapporti tra il presidente Bashar al Assad e l’alleato russo. Un funzionario ha affermato: “Gli iraniani hanno visto questa situazione come una grande opportunità per avvicinarsi alla Siria”.

National Army Day Celebration in TehranL’Iran ha promesso di non interferire mai con il destino del presidente Bashar al Assad e ha assicurato di rigettare completamente la possibilità di venire a patti con l’opposizione siriana in nome di un governo di unità nazionale (come suggerito dagli accordi di Ginevra del 2012). Alcuni leader iraniani cominciano a vedere l’avvicinamento tra Mosca e Washington come un modo per escludere Assad dal futuro della Siria. Secondo alcune opinioni, sia occidentali che iraniane, il ritiro di parte delle truppe russe dal territorio siriano è stato un chiaro segnale di allontanamento, anche politico, della Russia dalla Siria. Ali Akbar Velayati, uno dei maggiori consiglieri del supremo leader iraniano Ayatollah Khamenei, ha affermato che l’Iran non accetterà alcuna misura che possa far terminare il mandato del presidente siriano prima del tempo (fissato per il 2021). In un commento destinato sia a Russia sia a Stati Uniti ha dichiarato: “Gli americani dicono che Bashar al Assad dovrebbe andarsene, ma Assad rimarrà fino alla fine del suo mandato come legittimo presidente siriano. Qualsiasi condizione preveda il suo allontanamento rappresenta per noi una linea rossa”. Per lo stato persiano, questa guerra ha un alto prezzo da pagare. “ Qualsiasi tentativo non democratico di rimuovere Assad dalla sua carica, porterà al genocidio degli alawiti di Siria e alla perdita dell’influenza iraniana, cosa che non accadrà mai, costi quel che costi”, afferma un analista iraniano.

Ada Oppedisano



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