Parigi, 6 gen – Durante il discorso televisivo di fine anno, il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “pieni di odio” i leader della protesta dei Gilet Gialli, così come la folla che rappresentano, e ha avvertito che le manifestazioni di piazza non fermeranno il suo processo di riforme.

Ma Marine Le Pen, che negli ultimi sondaggi elettorali sembra aver staccato il presidente in carica di diverse lunghezze, non ha preso tempo per contrattaccarlo: in due post su Twitter, l’ex contendente all’Eliseo lo ha definito “un impostore” e “un incendiario”.

Più nel dettaglio è sceso su un altro social network il partito di Le Pen, l’ex Front National di recente rinominato Rassemblement National. In un post la formazione di destra dichiara: “Proprio nel momento in cui la nazione ha bisogno di conciliazione, di una visione sublime e fraterna, di un presidente che sia davvero presidente, vale a dire un capo di Stato che sia arbitro, i francesi hanno assistito al messaggio finale del capo di un clan, di un ideologo della globalizzazione e di un impudente professore di moralità”. Il comunicato continua rimarcando come le parole di Macron, davanti alle centinaia di migliaia di cittadini che nelle ultime settimane hanno sfidato il freddo e la stanchezza pur di manifestare il proprio scontento e la propria profonda sofferenza, non abbiano fatto altro che accentuare ancor più la profonda frattura esistente tra l’oligarchia al potere e la Francia reale.

Alcuni manifestanti, intervistati dall’agenzia di stampa France-Presse, hanno replicato che il discorso di Macron rischia solo di “riaccendere il fuoco delle proteste” e che “sembra che egli stesso non capisca ancora che si sta muovendo verso la dittatura”.

Neanche la sinistra risparmia commenti critici. Jean-Luc Melenchon, leader di La France Insoumise, si è lamentato del fatto che il presidente con la sua “paternale” si sia distaccato dalla gente: “Non sappiamo perché, ma tutto ciò che dice non ha mai l’effetto che sperava di avere”.

Solo i membri di En Marche!, il partito del presidente, fanno quadrato attorno alla sua figura sempre più screditata. Ma questo non sembra essere abbastanza per fermare la protesta.

Alice Battaglia

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3 Commenti

  1. En marche non è un partito, è una creazione non spontanea, senza ideologia con il solo scopo di supportare un interesse di una piccola élite economica. Dalla tutela degli interessi di un infima minoranza non possono che scaturire incendi sociali.

  2. Dal “Manuale di storia”, edizione 2050:

    2018: Iniziano a accendersi in Europa movimenti di opposizione al potere delle multinazionali e delle ONG finanziate da George Soros, condannato post-mortem per crimini contro l’umanità.

    2019: La sinistra europea raggiunge il minimo storico dei consensi; in alcuni paesi (Francia, Grecia, Germania) le sedi dei movimenti antinazionali vengono date alle fiamme da folle inferocite di cittadini ridotti sul lastrico dalle folli politiche immigratorie protrattesi per decenni.

    2020: Dapprima sotto forma di sommosse nelle periferie, si accendono focolai di guerra civile nei principali paesi europei. Il conflitto, fondamentalmente d’ordine religioso, vede contrapposti gli abitanti allogeni di credo islamico (sostenuti da bosniaci ed immigrati centro-africani) e gli autoctoni, ormai decisi a riconquistare il loro territorio.

    2030: L’ Europa é finalmente unificata sotto forma di federazione trans-nazionale, ove ogni stato batte moneta propria e promulga leggi in base alle proprie tradizioni ed ai propri costumi. La religione islamica é bandita dal territorio nazionale, e non può essere professata pubblicamente. Oltre 2 milioni di stranieri – residenti a vario titolo in Europa – sono stati costretti a lasciare il vecchio continente ed a rientrare nei loro paesi di origine, dove hanno grandemente contribuito al progresso ed al rilancio delle economie locali, grazie alle conoscenze acquisite durante la permanenza in occidente.

    2050: La Federazione Euro-Asiatica si estende ormai da Lisbona a Vladivostock: rappresenta la più grande unità geopolitica mai apparsa sulla faccia della terra, destinata a durare nel corso dei millenni.

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