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Parigi, 6 ott – Proprio in queste ore Emmanuel Macron ha concesso la “grazia” a Theresa May, sostenendo che non ci sarebbero problemi ad accogliere nuovamente il Regno Unito tra le braccia di mamma Unione Europea, nel caso in cui il governo di Londra decidesse di indire un nuovo referendum per avviare il processo di “Brex-in” del figliol prodigo (e fregarsene della volontà popolare). La sua magnanimità in politica estera sembra però insufficiente per tappare le falle nel governo del proprio Paese. Macron ha dovuto difatti accettare, dopo averle rifiutate appena 24 ore prima, le dimissioni del 71enne Gerard Collomb, ex-socialista e fino a ieri ministro degli Interni, che fu uno tra i primi e più convinti sostenitori del presidente francese nella sua scalata all’Eliseo.
Come riporta il quotidiano Le Figaro, Collomb ha spiegato che la scelta arriva principalmente in conseguenza della sua prossima candidatura a sindaco di Lione: “Il popolo francese e il popolo di Lione hanno bisogno di chiarezza” ha dichiarato alla stampa, ma dalle sue parole traspare anche un’amarezza tutt’altro che nascosta: “Pochissimi di noi possono ancora parlare con Macron” aveva confidato poco tempo fa ai microfoni dei giornalisti francesi, e “presto non mi sopporterà più. Ma se ci inchiniamo tutti dinnanzi a lui, finirà per rimanere solo”.
Il ritratto di Macron tratteggiato nelle parole di Collomb spiega il drastico calo di popolarità del presidente (dal 60% al 30% in meno di un anno e mezzo) meglio di qualunque grafico: “Manca di umiltà, è lontanissimo dal Paese reale. La Francia non è una “start-up nation”, come usa chiamarla lui”.
L’Eliseo, una volta accettate le dimissioni, ha comunicato che il primo ministro Edouard Philippe si assumerà la responsabilità della sicurezza interna del Paese finché non verrà deciso il nome del sostituto di Collomb, che è il terzo ministro a dimettersi nel giro di poche settimane.
Prima di lui, aveva abbandonato la squadra di governo il ministro dell’Ambiente Nicholas Hulot, dando l’annuncio durante una diretta radiofonica. Il popolare ex presentatore televisivo ed attivista ecologista, che aveva rifiutato l’invito a ricoprire cariche ministeriali da Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e François Hollande, aveva riferito di sentirsi “solo” al governo, e di essere profondamente deluso da come lo stesso non stesse affrontando temi importanti come il cambiamento climatico, relegato nell’angolo delle non-priorità. “Non voglio fingere che siamo all’altezza degli standard su questi temi” aveva affermato durante l’intervista, “e quindi sto decidendo di lasciare il governo, è la decisione più difficile della mia vita e non ne ho nemmeno parlato ancora con mia moglie”.
Una settimana dopo era stata la volta di Laura Flassel, ministro dello Sport, per motivi personali. E infine ieri, di Collomb. In una Francia dove viene alla luce oggi che il più pericoloso ricercato nel Paese, il fuggitivo Rédoine Faïd, ha eluso la sorveglianza interna per tre mesi semplicemente indossando un burqa, c’è da chiedersi quanto più profondo ancora fosse lo sconforto del ministro degli interni.
Alice Battaglia

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