Roma, 11 feb – Seduti allo stesso, lunghissimo, tavolo. Eppure distanti, molto distanti, diversi metri. Un’immagine – quella dell’incontro a Mosca tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin – che ovviamente ha fatto il giro del mondo e che molti osservatori si sono “divertiti” a interpretare senza pensare al… Dna. Le ipotesi si sono sprecate: dal mero protocollo anti Covid imposto dal Cremlino alla simbolica distanza tra le parti, quasi un intenzionale modo di comunicare totale diversità di vedute. Ma come sono andate davvero le cose? Come mai i due presidenti erano seduti a cotanta distanza di sicurezza?

Macron distante da Putin. Una questione di Dna…

Il retroscena spuntato fuori oggi è abbastanza incredibile. Sembra che Macron non abbia voluto sottoporsi al tampone molecolare – rifiutando l’esplicita richiesta delle autorità russe – per impedire a Mosca di entrare in possesso del suo Dna. E’ quanto rivelato alla Reuters da due fonti dell’entourage del presidente francese. Pare che Macron si sia trovato di fronte a due opzioni: accettare di sottoporsi al test Pcr e avere di conseguenza il permesso di avvinarsi a Putin, oppure rifiutare e quindi attenersi al rigoroso protocollo che prevede il distanziamento sociale. “Sapevamo molto bene che ciò significava non concedere strette di mano e quel lungo tavolo. Ma non potevamo accettare che mettessero le mani sul Dna del presidente“, ha dichiarato alla Reuters una delle fonti, in riferimento alle preoccupazioni transalpine sul fatto che Macron potesse essere “testato” da medici russi.

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L’altra autorevole fonte dell’entourage di Macron, ha confermato alla Reuters che il presidente francese ha rifiutato di sottoporsi al test. Tuttavia gli stessi “russi ci hanno detto che Putin doveva essere tenuto in una rigida bolla sanitaria“, ha detto la seconda fonte. Strano, considerando che tre giorni dopo il vertice tra il leader russo e quello francese, Putin ha ricevuto il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev. In quest’ultimo caso i due si sono seduti vicini – separati soltanto da un tavolino da caffè – e si sono anche stretti la mano.

Eugenio Palazzini

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