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Roma, 25 mag – Tu quoque, Lukashenko. Aprite cielo per la Bielorussia che dirotta un aereo Ryanair, proveniente da Atene e diretto a Vilnius, in Lituania. A ordinare di far atterrare a Minsk il volo della compagnia a basso costo, scortandolo con un caccia MIG-29, è stato dato direttamente Aleksandr Lukashenko. Non appena l’aereo è atterrato all’aeroporto della capitale bielorussa, gli agenti hanno fatto scendere dal Boeing 737 – arrestandolo – Roman Protasevich, giornalista e oppositore 26enne in esilio e co-fondatore del canale di protesta bielorusso Nexta Tv. In manette è finita anche Sofia Sapega, fidanzata di Protasevich.



Bielorussia, indignazione e sanzioni Ue

Un episodio obiettivamente gravissimo, anche perché sembra piuttosto incredibile che un governo compia un atto di pirateria di questo tipo, che ci si immagina attuato da un gruppo terroristico. Di qui l’inevitabile indignazione internazionale, in particolare dell’Unione europea che valuta nuove sanzioni contro il governo di Minsk. I leader europei prevedono poi una no-fly zone, ovvero il divieto “di sorvolo dello spazio aereo dell’Ue da parte delle compagnie aeree bielorusse” alle quali verrà impedito “l’accesso agli aeroporti dell’Ue”. Da Bruxelles si invitano “tutti i vettori con sede nell’Ue a evitare il sorvolo della Bielorussia”. Viceversa l’Unione europea sostiene che non vi sia bisogno di introdurre nuove sanzioni contro Lukashenko. Perché “il leader del Governo di Minsk è infatti già finito nel mirino delle misure restrittive Ue”.

Gli aerei dirottati che non fecero infuriare l’Europa

Eppure il dirottamento di ieri non è affatto il primo di questo tipo. Non a caso Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, fa presente altri due episodi analoghi. “Dall’atterraggio forzato in Austria dell’aereo del presidente della Bolivia su richiesta degli Stati Uniti, all’atterraggio forzato di un aereo bielorusso che trasportava un attivista anti-Maidan in Ucraina appena 11 minuti dopo il decollo”. Per questo, secondo Zakharova, i governi occidentali adesso “dovrebbero essere affatto scioccati da un comportamento simile da parte degli altri (la Bielorussia, ndr)”.

Il primo episodio citato dalla Zakharova è piuttosto evocativo. Riguarda infatti l’aereo con a bordo l’allora presidente boliviano Evo Morales, costretto a un atterraggio immediato a Vienna nel 2013. Francia e Portogallo negarono l’autorizzazione a sorvolare loro spazio aereo. Come mai? Indiscrezioni, secondo le quali a bordo sarebbe stato presente l’ex agente della Cia, Edward Snowden, accusato negli Stati Uniti di divulgare segreti di Stato. Ma a bordo dell’aereo il whistleblower americano non c’era.

Il secondo evento citato dalla Zakharova riguarda invece un Boeing bielorusso costretto a rientrare all’aeroporto di partenza di Kiev. In quel caso a bordo c’era (sul serio) Armen Martirosyan, esponente anti-Maidan, insieme ad altri 136 passeggeri.

Un altro incredibile dirottamento avvenne nel 2012 in Turchia. Il governo di Erdogan ordinò di far atterrare all’aeroporto di Esenboga, ad Ankara, un Airbus A320 decollato da Mosca e diretto a Damasco, in Siria. Il velivolo fu intercettato in volo da caccia turchi. Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, disse che a bordo dell’A320 siriano era stata trovata, “merce illegale che sarebbe dovuta essere segnalata”. Al riguardo si levarono le proteste soltanto della Russia e ovviamente del governo siriano.

Eugenio Palazzini

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