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Roma, 14 di – Una forte esplosione al largo di Gedda, seconda città dell’Arabia Saudita, ha provocato stamani un incendio e diversi danni (ma nessuna vittima) a una petroliera di un armatore di Singapore. Stando a quanto riferito nel pomeriggio dalle autorità saudite, che non avevano confermato subito l’avvenuta esplosione, si tratterebbe di un atto di terrorismo. Una fonte del ministero dell’Energia di Riad, citata dall’agenzia governativa Spa, ha infatti parlato di un’imbarcazione-bomba che avrebbe centrato in pieno la petroliera. Dello stesso avviso l’armatore Hafnia, secondo cui la petroliera BW Rhine è stata colpita da una fonte esterna mentre stava scaricando al porto di Gedda. Sempre in base a quanto riferito da Hafnia, la nave avrebbe riportato seri danni allo scafo e non si può escludere un versamento in mare di petrolio.



La mai spenta guerra in Yemen

Se le cose stanno davvero così, chi ha compiuto l’attacco? E perché? Come precisato dall’Office of Maritime Trade Operations (UKMTO) del Regno Unito, dobbiamo intanto considerare il luogo in cui è avvenuta l’esplosione, ovvero un porto chiave sul Mar Rosso in quanto centro di distribuzione del colosso petrolifero saudita Aramco.
Ma facciamo un breve passo indietro: in un altro porto dell’Arabia Saudita, quello di Al-Shuqaiq, il mese scorso un’altra esplosione si è verificata su una nave cisterna greca. In quel caso la coalizione militare – a guida saudita – impegnata contro gli Houthi sciiti in Yemen, aveva addossato la responsabilità dell’attacco proprio a questi ultimi. E in generale, negli ultimi anni, ogni volta che si verifica un attacco nella nazione wahabita le autorità militari e governative puntano il dito contro i “ribelli” Houthi perché legati all’Iran.

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Il ruolo dell’Arabia Saudita

Ora, è chiaro che questo genere di attacchi danneggi seriamente gli interessi petroliferi di Riad e sappiamo pure che gli Houthi hanno rivendicato altre volte – anche di recente – operazioni contro i sauditi. Ad esempio appena tre settimane fa hanno affermato di aver lanciato un missile contro una stazione di distribuzione gestita da Aramco, proprio a Gedda, e di averla colpita. Non è dunque improbabile che anche l’attacco odierno sia presto rivendicato dal gruppo sciita che dal 2015 è in guerra aperta con l’Arabia Saudita. Oltretutto a fine maggio di quest’anno è venuta meno la già fragile tregua firmata tra le forze che si contendono lo Yemen e si sono intensificati gli attacchi aerei sul territorio controllato dagli Houthi, ovvero buona parte di una nazione pesantemente devastata dal lungo conflitto.

A prescindere quindi dalla paternità dell’attacco di oggi, torna a far capolino sui media internazionali la guerra forse più drammatica e sicuramente meno raccontata tuttora in corso. Per capire la tragedia che sta vivendo lo Yemen basta citare i dati delle Nazioni Unite: gravissima carestia in tutto il Paese, 233mila vittime provocate e oltre 3 milioni di sfollati.

Eugenio Palazzini

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