Roma, 12 apr – Mentre il presidente ucraino Zelensky continua a passare da un’intervista televisiva all’altra, invocando Washington e Bruxelles, nelle zone orientali dell’Ucraina si continua a morire e combattere in una guerra di confine senza esclusione di colpi. Una tragedia che stando alle fonti ucraine dovrebbe raggiungere oltre diecimila persone uccise in 47 giorni di assedio e lotta quartiere per quartiere.

Solo una settimana fa abbiamo assistito alle immagini dei 250 fanti di Marina ucraini costretti ad arrendersi al nemico, essendo rimasti completamente senza munizioni, e di cui ad oggi non si conosce la fine. Nella giornata di ieri, il drammatico appello di un’altra Brigata di marines sembrava sancire definitivamente l’epilogo della resistenza ucraina nella città sul Mar d’Azov. “Oggi sarà il nostro ultimo giorno di combattimento. Le munizioni stanno finendo (…) Siamo stati bersagliati da bombe d’aereo, di artiglieria, di carri armati e di qualsiasi altra arma da fuoco. Ci siamo difesi degnamente facendo l’impossibile“. A detta del coraggioso sindaco di Mariupol, fatta eccezione per l’ambientazione bellica ritratta, sembra essere però un falso il lancio di questo testamento della 36esima Brigata dei marines ucraini che, da 47 giorni, stanno combattendo insieme al Reggimento Azov per difendere Mariupol dall’offensiva russa. Sempre ieri però, i separatisti filo-russi hanno annunciato che l’importante porto della città sul Mar d’Azov è finito definitivamente nelle mani di Mosca. Ad affermarlo è stato l’auto-proclamatosi capo della Repubblica separatista filo-russa, Denis Pushilin.

La caccia al “tatuaggio fascista” e le presunte armi chimiche

A rimarcare ulteriormente l’impegno bellico nella conquista di Mariupol tuona poi il discusso leader delle milizie islamiche cecene alleate di Mosca, Ramzan Kadyrow. Il comandante dei mercenari ceceni sostiene che la presa della città si concluderà a breve e che i “nazisti” di Azov pagheranno per le loro malefatte in Donbass. Sarebbero oltre trentamila inoltre i civili che, sempre da Mariupol, le truppe del Cremlino stanno trasferendo all’interno dei confini russi. A detta di Mosca per tutelarne la sicurezza, secondo Kiev, invece, per una deportazione forzata della popolazione. Questo sta avvenendo nelle vaste aree di Mariupol conquistate dall’armata russa e, come gli stessi media russi affermano e rilanciano con video propagandistici, da qualche settimana è in corso una caccia ai tatuaggi fascisti e nazionalisti tra militari e civili per effettuare quella che Putin stesso ha definito “opera di denazificazione” che, secondo fonti ucraine e alcuni profili social dei soldati russi, si starebbe traducendo in una sistematica eliminazione fisica del nemico ideologico con esecuzioni sommarie di bolscevica memoria.

Alcune notizie che giungono dai canali ufficiali del reggimento Azov, i soldati impegnati nel fronte sicuramente più caldo e difficile di questa guerra – ormai accerchiati dalle forze invasori come i trecento spartani alle Termopili – lanciano l’ennesimo allarme di armi chimiche non convenzionali che i russi starebbero sparando contro le zone della città ancora difese dalle irriducibili milizie ucraine. Una sostanza gassosa e velenosa, sconosciuta alla scienza militare ucraina, che, inalata nell’aria, creerebbe nei soldati pesanti difficoltà respiratorie.

Il video del comandante di Azov

Uno dei comandanti in loco del discusso reggimento Azov, ha raccontato la situazione nella città sotto assedio mediante i propri canali social. Il video è stato subito tradotto in inglese e poi condiviso sui social da soldati, patrioti e da migliaia utenti di tutta Europa.

 

Ecco cosa ha detto:

“Slava Ukraini! Molti oggi parlano di difendere Mariupol, che stiamo combattendo le forze soverchianti, che stiamo trattenendo una grande orda, che non facciamo entrare i russi, e che stiamo trattenendo l’intero esercito russo. Tutti sono felici, perché l’orda non va oltre. Ma avete pensato a come si sta qui, a come si combatte in queste condizioni, a come si sentono i difensori di Mariupol? È quando ti scrivono: ‘Come stai, amico mio?’ e tu appena cinque minuti fa hai messo un amico che conosci da sette anni in un sacco nero. È quando il tenente comanda meglio e più efficacemente di un colonnello, che per tutta la vita ha ricevuto uno stipendio dallo Stato. Si prende cura di un soldato, si prende cura di un altro, si prende cura di un terzo soldato, e sempre modestamente dimentica se stesso. Dimentica di ricompensare se stesso. Questo è quando il reggimento Azov prende d’assalto una compagnia di forze speciali d’elite. Questo è quando un amico con una ferita grave scappa dall’ospedale perché ha promesso di aiutare i suoi amici. Di aiutare a combattere al fronte. Questo è quando i nostri chirurghi in condizioni disumane e difficili eseguono operazioni e amputazioni estremamente complesse”.

“Quando una piccola e fragile ragazza corre sotto il ‘Grad e salva delle vite. Quando un giovane di 19 anni parla modestamente di come è riuscito a distruggere venti pezzi di equipaggiamento. Questo è quando un ex ufficiale del personale prende un lanciagranate e corre a distruggere i carri armati nemici. Questo è quando le nostre ragazze fanno la zuppa, se così si può chiamare, ma ti si blocca in gola, perché a un paio di isolati un bambino affamato muore di fame, e tu, dannazione, non puoi aiutarlo. Questo è quando un ufficiale ferito in battaglia grida ‘Slava Ukraini’ e si fa saltare in aria con una granata per non arrendersi. Questo è quando un autista con due taniche di benzina corre sotto il fuoco dell’artiglieria perché deve rifornire un’ambulanza. Questo è quando il nostro soldato prende l’acqua e rischia la vita per darla a un soldato russo catturato. Non sa ancora che la lastra lo ha inchiodato. Ha inchiodato il prigioniero a causa di una granata d’artiglieria lanciata dalla feccia russa. È allora che i ragazzi sognano le grida di quei bambini, di quelle persone che sono state bruciate vive. Bruciati vivi dal TOS-A1. Quando gli amici nascondono gli occhi, non sanno cosa dirti, perché si vergognano di dirti che hanno paura di venire qui ad aiutarti. Quando i politici che dicono costantemente che ‘li sosteniamo, siamo in costante contatto con loro’, ma per più di due settimane nessuno risponde al telefono e nessuno comunica con noi”.

“È per ricordare, per ricordarsi di noi. Per ricordare Mariupol sempre. Parlarne. Ma è una città martire. È una città combattente. E non siamo nel passato, siamo nel presente, capisci? Questo è il momento in cui si legge di se stessi con dolore, e si è ancora vivi. Vivi ancora nella speranza. Capisci che devono venire da te. Soprattutto quelle persone che sono fedeli al giuramento. Persone che sanno che la Russia può essere sconfitta. E voi state combattendo per loro, per quegli ucraini, per quegli amici che hanno già dato la loro vita nella lotta per l’Ucraina. E noi, i difensori di Mariupol, vogliamo augurare al popolo ucraino di tenere duro. Tenere duro. Non dimenticate la lotta. Combattete e vincete. E vi ricordiamo ancora una volta che Mariupol è l’Ucraina. Finché siamo qui, Mariupol continua ad essere ucraina!”.

Andrea Bonazza

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2 Commenti

  1. Persino Mughini ha reso onore al battaglione Azov, una accozzaglia di non militari, ultrà calcistici e balordi senza arte nè parte, che però hanno saputo incanalare la loro rabbia utilmente nella difesa ad oltranza della loro terra. Onore ad Azov.

  2. L’ “occhio per occhio, dente per dente” fa male questo è sicuro. Ma dovevano pensarci prima se non i i loro padri, quantomeno i loro satrapi che noi occidentali non vogliamo denunciare, far capitolare, portando Putin a terminare la sua guerra di ritorsione. A che gioco giocano i ns “satrapi democratici” ?! A non voler mai ammettere gli errori, le valutazioni folli se non comportamenti criminali veri e propri. Ad ingiustizie seguono altre ingiustizie in un crescendo drammatico, sempre.
    Massimo onore e pietà per i “sottoposti” in buonafede !

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