Roma, 14 mar – A Mariupol l’assedio russo dura da ormai più di una settimana. Qualche giorno fa fonti russe parlavano di aver assunto il controllo di “alcuni quartieri”, ma è chiaro che la città ancora non sia sotto la gestione dell’esercito di Mosca.

Mariupol, l’assedio

Secondo le fonti giunte all’Ansa, da quando è iniziato l’attacco russo a Mariupol avrebbero perso la vita circa 2500 persone. Siamo al Sud, quel Sud che Mosca sta cercando di fare proprio, nell’ottica di un accerchiamento del Paese sempre più insistente. Il numero dei morti viene comunicato dal consigliere della presidenza di Kiev Oleksiy Arestovych. Il quale ovviamente ha insistito sulla “catastrofe alla quale il mondo non ha dato il giusto peso”.

“Diversi quartieri” ma città ancora sotto il controllo ucraino?

Una possibile ricostruzione delle notizie circolate ci dice questo. Se quattro giorni fa Mosca annunciava di aver conquistato “diversi quartieri” della città, nella giornata di ieri sono circolati video di tank russi all’attacco di palazzi alla periferia, riportati su twitter. Il video, pubblicato da InterRogue, una pagina comunque vicina alla resistenza ucraina, si concentra su  tre spari, visibile dai carri armato russi, verso edifici che sembrano disabitati, in una città che, al momento, appare deserta. Immagini satellitari però, sempre diffuse nella giornata di ieri, mostrano quanto l’attacco russo sia stato insistente, mettendo a paragone strade della città prima e dopo i bombardamenti.

L’impressione generale delle prime settimane di guerra, insomma, si fortifica. Mosca, forse, sperava di poter chiudere i conti in modo molto più rapido. E i primi due giorni di guerra sembravano dare credito a questa impostazione. Poi qualcosa si è impananato, tra risposta ucraina, sostegni militari e sanzioni. Un insieme di fattori che, alla lunga, ha impantanato il conflitto. Tra gli analisti, c’è chi pensa che la vittoria della Russia sia pressoché inevitabile, ma che la lunghezza del conflitto possa raggiungere una durata molto superiore alle iniziali attese.

Alberto Celletti

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