Roma, 19 apr – L’assalto russo all’acciaieria Azovstal è iniziato. Ad annunciarlo è stato poco fa il comandante della Repubblica separatista di Donetsk, Eduard Basurin. A Mariupol si combatte così la battaglia finale, con i soldati ucraini asserragliati nell’acciaieria cittadina. Il ministero della Difesa di Mosca ha lanciato l’ennesimo ultimatum, esortando i combattenti “ucraini e stranieri” ad arrendersi entro mezzogiorno (le 11 ora italiana) e ad abbandonare il sito disarmati tra le 14 e le 16. I russi fanno sapere che coloro che si arrenderanno verranno risparmiati. Viceversa chi continuerà a resistere verrà dunque ucciso.

Mariupol, l’assalto all’acciaieria Azovstal

Secondo Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco di Mariupol, le truppe di Mosca stanno prendendo di mira anche le zone residenziali nei pressi dello stabilimento di Azovstal. Al contrario i russi sostengono di concentrarsi sull’ultima roccaforte dei militari di Kiev. Il comandante in loco del battaglione Azov, il tenente colonnello Denys Prokopenko, afferma che molti civili si sono rifugiati nei seminterrati dell’acciaieria. Mentre i separatisti filorussi affermano che nel luogo preso d’assalto vi sono unicamente militari ucraini.

Siamo insomma di fronte alle solite accuse e controaccuse che vanno avanti dall’inizio del conflitto in Ucraina, tra dichiarazioni, immagini e video difficilmente verificabili. Segno che la guerra della propaganda prosegue insieme a quella sul campo, sempre più spietata. Quel che è certo è che adesso la tremenda partita si gioca soprattutto nel Donbass e la caduta di Mariupol potrebbe rappresentare un punto di svolta per Mosca, ammesso che davvero Putin voglia limitarsi alla presa della parte orientale dell’Ucraina.

Il comandante di Azov: “La resa non è un’opzione”

Intanto Michail Pirog, uno dei comandanti di Azov, di stanza nella zona di Zaporizhia, dice che la “resa non è un’opzione”. “I russi possono tranquillamente fare a meno dei loro ultimatum. Gli eroi combattenti di Mariupol si batteranno sino all’ultimo uomo, non cercano il martirio ma sono pronti a morire”, dice Pirog a Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera. “Ma i rinforzi arriveranno prima”, afferma il comandante di Azov.

Difficile pensare che davvero da Kiev riescano ad arrivare rinforzi prima della caduta dell’ultimo avamposto ucraino a Mariupol, perché l’area attorno alla città sembra essere completamente circondata dall’esercito russo. “Mille ucraini accerchiati da 10 mila russi? Non so però dire con precisione quali quartieri siano ancora nelle loro mani oltre alla zona delle acciaierie Azovstal, anche perché le posizioni cambiano di continuo: stiamo parlando di una battaglia tra le vie di una grande zona urbana. I posti di resistenza sono parecchi e rendono complicata l’avanzata russa”, dice Pirog.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Un rapporto dell’OSCE del 2016 ritiene che il battaglione “Azov” sia responsabile dell’uccisione di massa di prigionieri, di occultamento di cadaveri nelle fosse comuni e dell’uso sistematico di tecniche di tortura fisica e psicologica.[

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