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Roma, 26 lug – Al contrario di altre nazioni dell’area nordafricana, il Marocco non dispone di grandi giacimenti di petrolio e gas naturale. Trovandosi dunque nella necessità di importare fino al 90% degli idrocarburi necessari alla produzioni di energia da fonti “tradizionali”. Questa situazione, oltre a pesare enormemente sul passivo della bilancia commerciale e su quella dei pagamenti, ha anche conseguenze negative per l’ambiente dato che la generazione di energia tramite idrocarburi aumenta considerevolmente l’inquinamento. Da qui l’obiettivo che si è posto il governo di arrivare, entro il 2030, a produrre oltre il 50% di elettricità da impianti rinnovabili. Soglia che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe poi puntare a raggiungere il 100% al 2050.



L’idrogeno del Marocco nel futuro rinnovabile di Rabat

I progressi fatti per raggiungere l’obiettivo sono tanti. Di recente, ad esempio, sono state costruite centrali solari che consentono di produrre energia elettrica anche dopo il tramonto: ciò grazie ad una particolare tecnologia che permette di riscaldare il sale fuso che può generare vapore per alimentare le turbine nelle ore notturne. In aggiunta a questa tecnologia innovativa il governo del Marocco ha costruito anche diverse centrali eoliche e sta valutando la costruzione di centrali idroelettriche.

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Tutto questo, però, non basta per fare di Rabat un centro regionale per la produzione di energia pulita. Questo spiega l’accordo che, poche settimane fa, il ministero per l’Energia ha siglato con l’Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena) per produrre in Marocco idrogeno verde, così da diventarne un importante produttore ed esportatore. Grazie all’accordo, le parti si impegneranno a fare ricerche sul modo più efficace di produrre idrogeno verde. Coinvolgendo nella produzione anche il settore privato, lavorando inoltre fianco a fianco per costruire le infrastrutture necessarie per trasportare l’idrogeno prodotto.

Giuseppe De Santis

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