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Roma, 10 feb – Gli Accordi di Abramo di dicembre stanno condizionando tutto il Medio Oriente. Oltre agli Emirati Arabi Uniti e al Bahrain, anche nazioni come il Sudan e Giordania stanno andando verso la formale normalizzazione delle relazioni con Israele. Non che prima non intrattenessero dei rapporti con Tel Aviv, ma lo facevano in maniera non ufficiale. Gli sviluppi stanno però riguardando anche il Marocco, le cui relazioni con la nazione ebraica stanno aprendo importanti opportunità per Rabat, capitale di un territorio che da sempre si pone in una prospettiva sia atlantica che mediterranea e le cui recenti riforme fanno sì che possa potenzialmente ospitare uno degli sviluppi economici e tecnologici maggiori dei decenni a venire.

A spronare questa possibilità è stata l’azione diplomatica dell’ex presidente americano Donald Trump, che è riuscito a mettere intorno allo stesso tavolo i rappresentanti di Israele e Marocco. Conducendo a quella che è stata definita da Netanyahu una “pace storica”. Quest’ultima è stata poi ottenuta in cambio di ingenti finanziamenti e del riconoscimento statunitense della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale.

I recenti sviluppi dell’accordo tra Marocco e Israele

L’apertura delle relazioni si inserisce quindi in una più elevata ambizione da parte di Washington che, attraverso la mediazione e la promessa di investimenti, intende non solo costituire un argine più resistente alle mire espansionistiche dell’Iran nella penisola arabica, ma anche creare opportunità economiche per le sue aziende. In attesa che l’Africa conosca il suo probabile boom economico. L’America intende infatti sfruttare il previsto sviluppo del continente, questo ricercato anche grazie al progetto Prosper Africa intavolato dall’agenzia governativa DFC, per lo sviluppo finanziario globale. A tal proposito il Marocco si pone come uno scalo naturale sul Mar Mediterraneo tra Nord America e Medio Oriente.

Nonostante l’evento trovi l’opposizione di Algeria e Tunisia, è un’occasione troppo golosa per Rabat. Sono infatti stati firmati con Israele degli accordi che danno il via ai voli da e per le rispettive nazioni, con opportunità che riguardano i campi della cooperazione negli ambiti della stessa aviazione civile, delle tecnologie idriche e della finanza. L’America, da parte sua, garantisce la felicità di questo sviluppo diplomatico con investimenti per oltre 3 miliardi in Marocco, i quali potrebbero attirare la liquidità dei privati per oltre 27 miliardi di dollari. A questi si uniscono centinaia di accordi tra imprese marocchine, israeliane e americane che vedono il dispiegamento di ulteriori 22 miliardi nel tessuto economico della Nazione magrebina.

Marocco, quale futuro per il Sahara Occidentale?

Nonostante il riconoscimento statunitense della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, le Nazioni Unite non intendono fare lo stesso. Così anche il Fronte Polisario, che dal 1975 – data dell’invasione marocchina – si batte per l’indipendenza della regione. È infatti da Algeri, dal governo in esilio della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi, che parte la più ferma condanna al riconoscimento statunitense sulla loro regione. Territorio che tuttavia è indispensabile per le ambizioni geopolitiche e strategiche di Rabat, essendo custode di un’ingente ricchezza mineraria nonché una via di mezzo tra l’Europa e il Golfo di Guinea.

Per aggiudicarsi la sovranità su quella fetta di deserto, Re Muhammad VI e i suoi ministri dal 2007 stanno portando avanti un progetto non solo di autonomia legislativa e amministrativa, ma anche di inserimento di quel territorio in una nuova visione degli scambi commerciali tra Marocco e il resto dell’Africa. Washington si prepara quindi a supportare questi piani con ulteriori tre miliardi di dollari in investimenti nella regione. La quale potrebbe divenire un fiore all’occhiello del casato reale marocchino, con la possibilità per l’area di divenire lo scalo infrastrutturale per eccellenza tra Africa, America ed Europa.

Le relazioni con Israele, un problema per palestinesi e sahrawi

Naturalmente a trarre le spese di questa ritrovata concordia sono il popolo palestinese e quello sahrawi, che vedono allontanarsi le loro speranze di acquisizione di uno stato di fatto sovrano. Nel 2021 pare oramai ancora più evidente come gli interessi di piccoli popoli siano importanti solo se in linea con le aspirazioni di una parte geopolitica. A dimostrazione di ciò il relativo interessamento generale della questione palestinese a fronte invece del totale disinteressamento del popolo sahariano occidentale.

Quale sia quindi il futuro del popolo sahrawi è presto detto: lo status quo fa comodo a più parti, Unione Europea inclusa. I vantaggi derivabili dall’amicizia di Rabat sono inimmaginabili, con opportunità economiche legate al commercio e all’investimento che di fatto rendono la sofferenza dei sahrawi irrilevante. Principio simile riguardo al popolo palestinese – i cui vantaggi però sono politici e tecnologici – al cui fianco un tempo si sarebbe potuto vedere lo stesso Marocco, intervenuto anche militarmente all’epoca delle ormai passate guerre arabo–israeliane.

Giacomo Morini

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