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Parigi, 5 gen – Nel novembre del 2004 il Marocco ha deciso di porre in essere una politica pubblica di intelligence economica nazionale e territoriale. Ciò è stato possibile grazie alla guida di Philippe Clerc, direttore dell’intelligence economica e dell’assemblea generale delle camere di commercio e dell’industria francesi. La concreta attuazione di una efficace intelligence economica non sarebbe stata possibile senza il sostegno del sovrano marocchino,del ministro degli affari economici e generali, del professor Xavier Richet, della Sorbonne Nouvelle e Driss Guerraoui, dell’Università di Rabat e consigliere del Primo Ministro.

La sinergia posta in essere da questi attori ha portato alla creazione di una cellula di analisi per fornire la guida necessaria per il dispositivo in costruzione, nonché un osservatorio per lo studio e la ricerca sulla intelligence economica. Il passo successivo è stata la realizzazione nel 2006 del Centro di intelligence strategica presso l’ufficio del Primo Ministro. Nello stesso anno, l’Associazione marocchina per l’intelligence economica è stata creata da attori e ricercatori del settore privato con l’obiettivo di fornire uno strumento di indispensabile coordinamento tra settore pubblico e privato. Una delle prime implicazioni di questa collaborazione feconda è stata la realizzazione dell’Istituto marocchino di informazione scientifica e tecnologica. Un’altra conseguenza di estrema rilevanza, frutto della collaborazione tra pubblico e privato, è stata l’utilizzo dell’intelligence economica per promuovere gli interessi della Maroc Telecom, dell’Ufficio del Fosfato (OCP), della Caisse de Dépôt et de Gestion (CDG) e del Banque Centrale Populaire (BCP).

Nel 2012, ben 14 università del Marocco hanno partecipato ai 17 centri di competenza sviluppati nel territorio, collegando centri di ricerca e aziende in una rete che mira per così dire a irrigare questo sistema di ricerca e sviluppo attraverso la sua rete di monitoraggio.
Nel 2016, Casablanca ha ospitato la prima African Business Intelligence Conferences, che è diventata il punto di incontro per la comunità di intelligence economica nel continente.

Difficile, alla luce di quanto sottolineato, negare che il Regno del Marocco sia il motore per lo sviluppo dell’intelligence economica sul continente africano.

Per quanto concerne il Senegal, il termine “Intelligence economica” appare per la prima volta con un decreto del 15 febbraio 2005 che stabilisce e fissa le regole di organizzazione e funzionamento dell’Agenzia di promozione delle esportazioni senegalesi (ASEPEX) con il Trade Point Senegal al suo interno. Il Senegal è stato il primo paese dell’Africa sub-sahariana a organizzare un seminario sulla intelligenza economica, nel novembre 2008, alla presenza del Segretario generale della Presidenza della Repubblica del Senegal, Abdoulaye Balde. Questo evento ha dato i natali nel 2009 alla Scuola panafricana di Intelligence Economica e Strategica (EPIES) sostenuta dal Centro di studi diplomatici e strategici di Dakar e assistita dall’Ecole de Guerre Economique di Parigi. In altri termini, il Senegal è stato uno dei primi paesi africani ad aver deciso di intraprendere una riflessione sulla sua sicurezza economica e lo sviluppo di determinate attività economiche attraverso la gestione delle informazioni. .

Nel giugno 2015, il capo dello Stato Macky Sall ha impegnato il governo per assicurare, tra l’altro, l’operatività di un sistema nazionale di intelligence economica. Così, un sistema di intelligence economica è stato istituito all’interno del ministero dell’Economia delle Finanze e della Pianificazione. Pertanto, un’unità di intelligence Economica all’interno del MEFP, coordinata da un consulente tecnico, ha come missione la creazione e il coordinamento dei dispositivi per la raccolta e l’elaborazione di informazioni strategiche utili per il processo decisionale . Inoltre questa unità di intelligence economica attua analisi geoeconomiche tutelando in tal modo la sicurezza economica.

Questi due esempi stanno a dimostrare come la Francia abbia attuato nel corso di questi ultimi dieci anni un efficace coordinamento tra Stato, imprese e centri di intelligence economica allo scopo di tutelare i propri interessi nazionali. Ci auguriamo che anche il nostro paese possa trarre esempio da questa efficace sinergia e possa quindi creare le condizioni per garantire i propri interessi nazionali anche nel continente africano.

Giuseppe Gagliano

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