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Roma, 18 ott – Sono passati un po’ di anni da quando, nell’aprile 2016, Julia Ioffe intervistò Melania Trump, sollevando un vespaio e un coro di proteste non solo da parte dei sostenitori del marito ma della stessa futura First Lady statunitense. Nel frattempo, Donald Trump sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti, lei sarebbe stata giorno dopo giorno vittima del tentativo di screditamento da parte del mainstream “antirazzista” a causa delle sue origini.

La Flotus della sinistra globalista: abortista e filoislamista

In base alla visione dell’elitismo globalista, il modello di Flotus dovrebbe corrispondere a quello fornito da Hillary Clinton o Michelle Obama, ovvero mostrarsi estremamente sensibile alla nuova frontiera dei cosiddetti diritti civili, dall’aborto alle variegate richieste della comunità Lgtb e finendo con la fecondazione in vitro, ma del tutto indifferente alle operazioni di polizia umanitaria internazionale condotte dalla Casa Bianca a trazione Dem con tremende stragi di bambini e civili, dalla Serbia all’Afghanistan.

Al tempo stesso, questa strategia di tirannia globalista si è combinata con una significativa apertura all’islamismo internazionale, anche alle sue componenti più sanguinarie e violente. Lo scopo è evidentemente sempre lo stesso: circondare quei bastioni di conservatorismo come ad esempio la Russia di Putin. Sia Hillary Clinton, sia Michelle Obama sono state assai abili nel promuovere questa causa sul piano pubblicitario globalista. Unico apparente incidente di percorso si ebbe quando l’allora First Lady Michelle si recò, accompagnando il marito in visita ufficiale, a Riad nel gennaio 2015 e non usò il velo: in realtà la politica estera della Casa Bianca poggiava allora sul tentativo strategico di agganciare l’Iran di Rohani (uscito di scena Ahmadinejad) da un lato, la Turchia e il Qatar dall’altro con la loro Fratellanza Musulmana, puntellando un ridimensionamento del fronte israelo-saudita.

Alla medesima logica ha risposto la recente decisione di Biden di lasciarsi affiancare, nella corsa per le presidenziali, da Kamala Harris: da procuratrice dello Stato della California, quest’ultima si è distinta per la metodica, quanto inspiegabile, persecuzione dell’associazione pro-Vita “Center for Medical Progress” spianando la strada all’abortismo scientifico contro l’obiezione di coscienza, per un pensiero sociale esplicitamente anticristiano e anticattolico.

Melania Trump come modello di conservatorismo

Melania Trump si è al contrario distinta, sin dal 2016, per una bassissima retorica, diremmo inesistente, e per un abbandono dei toni forti ideologici che a suo avviso rischiano di condurre gli Usa in una strada molto pericolosa e senza via d’uscita. In questi anni, senza troppe chiacchere e senza rilasciare proclami di sorta, si è impegnata in una vastissima azione umanitaria a fianco di migliaia bambini abbandonati, in larga parte figli di migranti del Centro o del Sud America e con il programma “Be Best” sta portando avanti la battaglia pedagogica contro la diffusione di oppiacei e droghe tra le nuove generazioni, per il corretto uso di social media e per il contrasto al bullismo.

Vari giornalisti indipendenti americani si sono chiesti e si chiedono se Melania Trump abbia una ideologia o un pensiero preciso, data la sua riservatezza. Si è arrivati, da parte di chi sta ricercando su ciò da quattro anni, alla conclusione che sia una conservatrice cristiana. Rimane peraltro anche il mistero sulla precisa confessione della First Lady. Inizialmente considerata evangelica, tale ipotesi fu poi scartata e si fece largo l’opinione che fosse cristiana ortodossa di rito serbo, in quanto salutò nel 2017 un gruppo di professori di Belgrado con il tradizionale saluto patriottico serbo, ossia le tre dita in alto rappresentanti la santissima Trinità e la Nazione serba sovrana. In realtà, le più accreditate tesi parlano ormai, con quasi certezza, di Melania Trump come di una cattolica conservatrice antiprogressista. Qualcuno ha parlato pure di una devozione verso la Madonna di Fatima e le sue rivelazioni.

Piuttosto significativo, a tal proposito, il discorso tenuto dalla First Lady nello scorso maggio per il National day of Prayer, in cui la centralità del Cristo nella logica della civilizzazione è stata messa in primo piano. Era probabilmente nel giusto il Washington Post quando per primo, circa tre anni fa, avanzò l’ipotesi della First lady conservatrice, cattolica e non globalista in netta controtendenza con Hillary Clinton e Michelle Obama. Molto più vicina, in conclusione, all’Europa di Visegrad che all’America progressista e globalista della Silicon Valley.

Mikhail Rakosi

6 Commenti

  1. Oltre ad essere la più bella del mondo è anche fra le più sensate. Nietzsche non sbagliava quando sosteneva che ogni donna ben riuscita è anche una donna intelligente….

  2. Una barbie Inutile come il consorte e talmente intelligente che copia paro-paro i discorsi di Michelle Obama.
    Ma per favore.

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