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Coronavirus, ma quale “modello italiano”: il governo non sa che pesci pigliare

by La Redazione
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Coronavirus, Conte

Roma, 18 ott – Un caso emblematico, oltre che pittoresco, dell’impotenza con cui l’Italia – e non solo l’Italia – sta combattendo il virus è Vincenzo De Luca. Lui, che ha preso misure severe, anzi, severissime, ora si ritrova a gestire una delle regioni con più contagi. È un paradosso. Come è un paradosso il caso svedese, spesso utilizzato da Vittorio Sgarbi per sottolineare la precarietà delle misure di contenimento: in Svezia, nonostante le blande misure per contenere i contagi, non si è verificata nessuna catastrofe sanitaria. E che dire delle idiosincrasie dei cosiddetti esperti? Se si accende la tv, non c’è una trasmissione di attualità nel quale non compaia qualche professorone a dire la sua: e ognuno dice qualcosa di diverso, al punto che il dibattito fra medici sfocia spesso in rissa (verbale). Ma la scienza, scusate, non era obiettiva? Non era quella grande disciplina, quel campo del sapere, che doveva darci certezze? Beh, fa un po’ sorridere: finora ha saputo dirci cose che si sapevano già nel Cinquecento, e cioè che un virus si trasmette attraverso la saliva e il contatto.

Informazione confusionaria

L’informazione mainstream si sta poi dimostrando confusionaria, salvo rare eccezioni. I numeri sono quelli che sono: tot positivi al giorno, tot terapie intensive, tot morti; ma questi dati non sono interpretati in modo chiaro. Un esempio? I positivi sono aumentati, d’accordo; ma sono aumentati anche i tamponi. Quanti positivi ci sarebbero se domani tutti gli italiani fossero sottoposti al tampone? Quindici milioni, dieci? Quanti? Cosa dovremmo fare, in quel caso (che non sussiste solo perché i mezzi di “tamponaggio” sono numericamente limitati)? Ci dovremmo buttare tutti giù dalla finestra? Anche qui, domande che cadono nel vuoto, di fronte a un’informazione che gioca più sull’impatto psicologico dei dati che sulla loro effettiva problematicità. Un modo di fare informazione strano; e un modo di comunicare, da parte della politica, ancora più strano.

I problemi reali

L’unico vero problema sono le terapie intensive: erano insufficienti all’inizio della pandemia; e lo sono ora, dopo la pausa estiva, malgrado le promesse del governo di aumentarne il numero. Il fatto è: se domani, con una bacchetta magica, potessimo decuplicare le terapie intensive, nessuno si preoccuperebbe più. Invece, chi comanda – cioè il governo – si è dimostrato incapace non solo in merito alle terapie intensive ma addirittura in merito ai trasporti, che non sono stati aumentati; ma non sapevano che la gente, dopo l’estate, sarebbe tornata al lavoro? E che i giovani sarebbero tornati a scuola? Il problema dei trasporti e delle terapie intensive è sotto gli occhi di tutti; ma, da parte del governo, nessuna risposta, se non il classico scaricabarile: è colpa delle regioni e dei comuni! Risposta curiosa – e contraddittoria – per un governo che ribadisce ogni due per tre la necessità di una gestione centralizzata dell’emergenza, al punto da arrivare a ventilare ipotesi masochistiche e deliranti, come quella di un coprifuoco generalizzato: vogliamo imporre le stesse restrizioni alla Lombardia e al Molise? Solo un miope può anche solo concepire un’idea simile.

La carta della paura

E poi, la scelta delle parole. Si pensi al ministro Speranza, che ha sostanzialmente invitato i cittadini a fare la spia; e al premier Conte, che ha detto che non manderà la polizia nelle case degli italiani. E ci mancherebbe, una frase del genere non dovrebbe nemmeno essere pronunciata da chi rappresenta lo Stato. L’idea che la polizia e l’autorità in generale possa violare la sfera privata non deve nemmeno essere nominata, discussa, da chi rappresenta lo Stato. La paura, la disperazione a cui si sta conducendo la popolazione non sarà forse voluta – è pure pericoloso scriverlo – ma fa certamente comodo a molti. In primis, a molti cosiddetti esperti, che stanno facendo una gara di vanità e di autocompiacenza di fronte alle telecamere della tv italiana, ben consci del fatto che molti di loro, personaggi prima oscuri, ritorneranno a essere tali quando questa emergenza sarà finita. E certamente fa comodo al governo, un governo che, senza la pandemia, sarebbe già stato mandato a casa.

Un governo che sopravvive, come rappresentanza politica, in un numero minoritario di regioni, che ha perso il contatto coi cittadini. Un governo che si è dimostrato fallimentare su tutto: dalla gestione sanitaria (assenza di terapie intensive, personale insufficiente rispetto alle esigenze, code di cui vergognarsi davanti ai drive-in), a quella scolastica (insegnanti che mancano ancora oggi, concorsi fatti in modo raffazzonato, banchi con le rotelle pagati e mai arrivati), a quella economica (bonus non richiesti, reddito di cittadinanza flop, soldi della cassa integrazione che non arrivano, misure per il rilancio assenti). Altro che “modello italiano” nel contrasto al coronavirus.

Edoardo Santelli

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Franco 19 Ottobre 2020 - 8:21

Perche’ alcuni governi idioti non hanno capito che il virus ha caratteristiche che provocano dissonanza cognitiva. Il virus esiste ed e’ dannossa dipendendo dal ceppo in modo diverso in posti diversi ma influenza per le sue caratteristiche il cervello creando confusione cognitiva.

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