Roma, 25 giu — Inferno immigrazione a Melilla, la città spagnola in territorio africano confinante con il Marocco: da ieri più di duemila clandestini, armati di spranghe e altri oggetti provenienti da ogni parte dell’Africa hanno sfondato l’alta rete di recinzione che separa i due Stati per riversarsi nell’enclave.

Melilla, inferno clandestini: 18 morti e 76 feriti nella calca

Il bilancio è tragico: 18 immigrati morti schiacciati dalla calca e 76 feriti; sono invece 140 gli agenti di polizia che hanno riportato ferite, cinque dei quali in modo grave, durante  l’intervento per impedire agli stranieri di entrare a Melilla. La tragedia è avvenuta quando più di duemila clandestini hanno tentato in massa di scavalcare la recinzione posta sul confine. Le vittime sono morte per soffocamento o schiacciamento, altre per i traumi riportati cadendo da un’altezza considerevole nel tentativo di superare l’alta palizzata. Il resto dell’orda si è riversato dentro Melilla, brandendo oggetti contundenti e terrorizzando la popolazione con urla e atteggiamenti minacciosi. 

La frontiera terrestre tra Marocco e le due «enclave» di Ceuta e Melilla — che da anni si ergono ad avamposto dell’Ue volto a ostacolare l’immigrazione illegale e il contrabbando — era stata riaperta il 17 maggio scorso dopo oltre due anni di stop dovuto alla pandemia e a un braccio di ferro tra i governi di Madrid e Rabat, quando la polizia marocchina aveva iniziato ad allentare il controllo sui flussi di clandestini che premevano sul confine. 

Cristina Gauri

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