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Merkel attentato Berlino immigrazioneBerlino, 20 dic – Non sono bastate le violenze degli immigrati a Colonia, né i tentativi di attentati condotti nei mesi scorsi da aspiranti profughi. E non bastano nemmeno i 12 morti e 48 feriti dell’attentato terroristico di ieri sera a Berlino, ad opera di un richiedente asilo pakistano “accolto” in Germania nemmeno un anno fa. La cancelliera tedesca Angela Merkel prosegue con la politica dell’accoglienza, non cede nonostante tra l’opinione pubblica in Germania qualcosa stia cambiando. “Penso alle persone che sono morte e a quelle che sono rimaste ferite. Tutto il Paese è con voi, con le persone colpite da questa tragedia, dobbiamo desumere che si tratti di un attentato terroristico”, ha dichiarato poco fa una fin troppo prudente Merkel. “Penso a chi è intervenuto sul luogo della tragedia. Ancora non abbiamo moltissimi dettagli in merito a quello che è accaduto, ma dobbiamo restare uniti. Sappiamo che la persona che ha agito aveva chiesto asilo in Germania. Continueremo a dare sostegno alle persone che vogliono integrarsi nel nostro Paese. Non vogliamo vivere nella paura anche se queste sono le ore della paura”.

Alle parole della Merkel ha risposto la leader di Alternative Für Deutschland, Frauke Petry, che ha dichiarato: “La Germania non è più sicura”.  Il partito populista rischia di aumentare i propri consensi dopo l’attentato, non solo per l’evidente connessione tra la politica delle porte aperte della cancelliera e l’attentato di ieri sera, ma anche per l’incapacità della Merkel di cogliere i numerosi allarmi giunti in questi mesi su possibili attentati proprio in prossimità delle feste natalizie. Per buona parte dei tedeschi non è stato fato abbastanza per garantire la sicurezza. A lanciare l’allarme per primi erano stati quelli dell’Europol, con il coordinatore delle politiche anti terrorismo della Ue, Gilles de Kerchove, che già ai primi di dicembre aveva annunciato la possibilità di attentati in prossimità del Natale, preoccupazioni confermate dal doppio tentativo di un ragazzo di origini irachene, di far esplodere un ordigno rudimentale pieno di chiodi accanto ai mercatini di Natale di Ludwigshafen, città della regione della Renania-Palatinato.

Il primo tentativo andato a vuoto è datato 26 novembre, quando la bomba è stata ritrovata inesplosa. Il 2 dicembre invece il ragazzino-attentatore è stato fermato, dopo che era stato notato da alcuni passanti mentre tentava di nascondere uno zainetto in un’aiuola del mercato. Nonostante la giovanissima età, fatto che aveva impedito alle autorità tedesche di arrestarlo, il dodicenne era risultato in contatto con un militante islamista collegato all’Isis. Il governo aveva minimizzato l’episodio nel tentativo di non allarmare i cittadini. Era chiaro però, mettendo insieme gli attentati più o meno falliti dei mesi precedenti, questi ultimi tentativi datati meno di un mese fa e l’allarme delle autorità di Bruxelles, che la Germania fosse un bersaglio privilegiato per i terroristi. Evidente per tutti, meno che per Angela Merkel. Che ora rischia di pagare un conto salato alle prossime elezioni in primavera.

Davide Di Stefano

 

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