New York, 24 set – “Dovrei stare a scuola, dall’altra parte dell’oceano”: se c’è un punto del discorso pronunciato da Greta Thunberg sul quale potremmo essere tutti d’accordo, è proprio questo. E’ stato un grande intervento-show quello della sedicenne attivista scandinava al summit Onu sul clima. Stavolta niente sguardo vitreo e parlata cyborg, no: sotto i riflettori di tutto il mondo, nei giorni in cui la censura affonda tutte le ideologie, emerge dai flutti il culto di Greta, che per l’occasione si lascia sfuggire qualcosa di umano, si arrabbia, fa le smorfie, quasi piange. Quasi. Concedeteci però il beneficio del dubbio: la signorina ha già un’età in cui si è capaci di fingere. “Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia”, accusa la platea di ricchi signori, arrivati ognuno con il proprio jet ma pronti a tassare i giri in Panda del signore 70enne perché emette gas di scarico. “Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai”, ha aggiunto, sottolineando che “il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”. Poi attacca con il catastrofismo d’accatto, rigorosamente senza contraddittorio: “Siamo all’inizio di un’estinzione di massa – ha spiegato – e tutti noi continuiamo a parlare di soldi e a dirci favole che ci raccontano della crisi economica. Come vi permettete?”. Greta fa il suo spettacolino, insomma, e i potenti la lasciano parlare, ché non dice cose né scomode né coraggiose, ma solo utili ai governi.

Greta è poi stata tra i 16 firmatari di una denuncia ufficiale presentata al Comitato dell’Onu sui diritti dell’infanzia. Una volta per protestare i giovani spaccavano le vetrine, adesso anche loro ricorrono alla carta bollata. Il reclamo, siglato da giovani tra gli 8 e i 17 anni provenienti da 12 Paesi, è rivolto a cinque grandi potenze: Argentina, Brasile, Francia, Germania e Turchia e punta il dito contro l’incapacità degli Stati membri di affrontare la crisi climatica, violando i diritti dei minori. Dalla denuncia, guarda caso, sono però assenti Cina, responsabile da sola del 30% delle emissioni, e l’India, Paese che ha registrato nel 2017, 1,24 milioni di morti per inquinamento atmosferico. Se le saranno dimenticate. L’emotional blackmail di Greta, comunque, ha già sortito i suoi effetti: “Sessantasei Paesi, 102 città e 93 imprese – ha fatto sapere l’Onu – si sono impegnati a raggiungere zero emissioni entro il 2050”.

 

Cristina Gauri

7 Commenti

  1. Cara Greta, se dici che saresti dovuta essere a scuola, perché non sei andata a scuola?
    l’infanzia te la stanno rubando i tuoi genitori e l’agenzia di comunicazione che ti segue perché sono loro che ti portano in giro e ti espongono come un fenomeno da baraccone del circo dei primi del ‘900.
    Le cose che ti suggeriscono di dire sono anche giuste chi potrebbe negarlo, un po’ come quando le aspiranti miss Italia di un tempo dicevano di sognare la pace nel mondo, chi non sarebbe d’accordo.

  2. Imbarazzante e sopra le righe, si pensava di averle viste tutte dal palco delle Nazioni Unite, ma quest’ultima sceneggiata è indecorosamente balzata al primo posto delle idiozie.
    Ma con quale diritto stà ragazzina dice che le hanno rubato l’infanzia ?? I sogni ?? Ma allora ai milioni di bambini costretti a lavorare nelle discariche, nelle miniere, nelle fornaci di mezzo mondo cosa hanno rubato ??
    A meno che non si rivolgesse a chi ha cinicamente creato il fenomenno Greta, rubandogli si l’infanzia ed i suoi sogni, plagiandola e rovinandole l’esistenza.

  3. Ha ragione Greta… il clima nel corso degli anni non è mai cambiato e adesso invece… infatti Annibale per passare le alpi con gli elefanti li aveva dotati tutti di scarponcini imbottiti e copriproboscide di lana…

    Quanto poi all’inquinamento perché non dice che per il 90 % è dovuto a Cina e India?

    Mi sembra ovvio che dietro la Gretina ci sia una organizzazione enorme che ovviamente ha interessi enormi…
    Non posso che condividere le opinioni di chi mi ha preceduto.

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