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Roma, 17 set – Da Fahrenheit 9/11 a Fahrenheit 11/9, da Bush junior e le Torri Gemelle all’ascesa di «The Donald». Michael Moore, noto regista americano e santone liberal, ha le idee chiare: il 9 novembre (giorno dell’elezione di Trump, di qui l’11/9 che segue al 9/11) l’ombra del populismo autoritario si è allungata sulla ridente America multicolore: «Trump è lo strumento del nuovo autoritarismo. Se non lo fermiamo alle elezioni midterm di novembre, rischiamo di perdere la democrazia», ha detto Moore in un’intervista alla Stampa. Non solo: secondo quanto asserisce il premio Oscar, «viviamo un momento terribile, e ognuno ha la sua battaglia. Ho parlato a lungo con Steve Bannon, e mi ha fatto capire che l’obiettivo del suo movimento in Europa è resuscitare il fascismo, sotto mentite spoglie».
Moore si riferisce al nuovo e discusso progetto di Steve Bannon, ex stratega di Trump, che prevede la creazione di una sorta di Internazionale populista. Il regista si dice quindi allarmato: «Il fascismo non tornerà con le svastiche o l’olio di ricino, ma col populismo, e sarà la gente a volerlo. La Costituzione è solo un pezzo di carta, se abbastanza persone si convincono di stracciarla. Prima o poi accadrà un’emergenza nazionale, che Trump e i suoi alleati useranno per iniziare a ridurre progressivamente la democrazia». A quanto dice Moore, Bannon avrebbe spiegato al regista anche il fatale errore strategico dei liberal americani: «Mi ha detto: “Non capisco come voi liberal siate riusciti a farvi fregare da noi la rivoluzione populista. Doveva essere il vostro pane, ma per fortuna nessuno nel Partito democratico lo ha capito. Voi liberal – avrebbe aggiunto Bannon – perdete sempre perché fate le battaglie a cuscinate, mentre noi puntiamo alla ferita mortale alla testa”».
Oltre a questi allarmismi alla Saviano, Moore cerca però anche di analizzare la crisi dei dem: il Partito democratico, cioè, «non ha capito che Hillary era il contrario di ciò che sarebbe servito per rispondere alle ansie della gente, e ha soffocato la democrazia interna. […] Queste cose hanno depresso il voto, come peraltro ha fatto anche Obama». I liberal, in altri termini, hanno mostrato un totale scollamento dalla realtà: «Gli insegnanti delle scuole pubbliche americane – osserva Moore – guadagnano così poco che hanno bisogno del food stamp, cioè la carità pubblica, per comprare da mangiare. Così vivono milioni di persone, di cui il Partito democratico non si è mai curato. Trump invece sì. Ha parlato a questa gente, che lo aveva scelto come ultima disperata via di salvezza».
Vittoria Fiore

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