Roma, 16 nov – Due missili finiscono nel territorio della Polonia, colpiscono due palazzi e fanno due vittime. Accidentalmente, la guerra ucraina “tocca” per la prima volta uno Stato membto dell’Alleanza, e il mondo trema, perché le prime accuse sono rivolte proprio ai russi, e il terrore di un’applicazione dell’ormai famoso articolo 5 del trattato Nato, riguardante proprio un eventuale attacco subito da uno qualsiasi dei Paesi membri, si diffonde ovunque.

Due missili colpiscono la Polonia, subito l’accusa: “Sono russi”. Ma c’è anche l’ipotesi ucraina

In serata Mariusz Gierszewski, reporter della polacca Radio Zet, dà la notizia di “due missili russi” che colpiscono la Polonia a Przewodow, un paesino a una decina di chilometri dal confine con l’Ucraina. Come riporta l’Ansa, la conferma di un funzionario dell’intelligence statunitense arriva poco dopo, insieme al rinvenimento di due cadaveri da parte dei vigili del fuoco locali. Secondo il repoter polacco non sarebbe stato un errore di lancio ma i resti di un missile abbattuto dalla contraerea ucraina, che “deviati” sarebbero caduti nel territorio polacco. Ma c’è anche l’ipotesi che valuta l’origine “direttamente” imputabile alla contraerei ucraina, visto che i detriti sono compatibili con il sistema missilistico S300, utilizzato da entrambe le nazioni in guerra.

Il terrore dell’articolo 5 della Nato: ecco cosa dice

Dopo l’incidente il terrore ha assalito mezzo mondo. In molti hanno avuto la convinzione che l’Alleanza Atlantica avrebbe dovuto reagire, allargando inevitabilmente il conflitto su scala mondiale. In realtà però, per quanto senza dubbio rischiosissimo, subire un solo ed unico attacco – per di più fortuito – non produce automaticamente la ritorsione di tutta la Nato. Nessun Paese membro infatti, secondo l’articolo 5 del trattato, è obbligato a reagire militarmente, ma “assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata“. La forza armata, dunque, è una delle possibilità, non una strada obbligata. Chiaramente, se gli attacchi diventassero ripetuti e di accertata responsabilità il discorso cambierebbe. Ma il “caso polacco” non pare decisamente tra questi, almeno per il momento.

Mosca: “Non sono nostri”. Gli Usa: “I missili potrebbero essere ucraini”

Mosca nega decisamente la responsabilità sui missili: “Non sono nostri”, dicono dal Cremlino, dove valutano la situazione come una “provocazione” mirata a fomentare un’escalation. Kiev da parte sua respinge la “tesi contraerei ucraina”. Varsavia mette comunque l’esercito in allerta, ma non richiama l’articolo 5 dell’Alleanza. Dagli Stati Uniti arrivano parole tutto sommato di smorzamento. Anzi il presidente Joe Biden, come riportato da Repubblica, inizialmente ha ritenuto “improbabile la provenienza russa dei missili”, ma “da Putin gli attacchi sono barbari”, criticando sempre dunque la Federazione. Successivamente ha direttamente esplicitato che, secondo i primi riscontri, i missili potrebbero provenire proprio dalla contraerei ucraina, anche se “deviati” dal sistema difensivo di Mosca.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. Anzi tutto succede che anche le zone occidentali confinati alla Ucraina ci saranno nascoste circa l’ andirivieni sporco in crescendo…

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