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Niamey, 18 set – Un missionario italiano, padre Pierluigi Maccalli, della Società delle Missioni Africane (SMA) è stato rapito nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 settembre in Niger. A rapirlo sarebbero stati presunti jihadisti attivi nella zona di Niamey. Padre Maccalli, 57 anni, è originario della diocesi di Crema e per vari anni è stato missionario in Costa d’Avorio.
Dalle informazioni che l’SMA ha fornito all’agenzia Fides, un gruppo di uomini armati si è introdotto nel villaggio di Bomoanga alle 21,30 ore locali (23,30 ora italiana) di ieri, ha rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono. È stato possibile ricostruire i fatti grazie alla testimonianza di un confratello indiano, che vive insieme a padre Pierluigi ma che è riuscito a mettersi in salvo.
Nell’ultimo periodo la missione in cui si trovava padre Maccalli era particolarmente interessata dalla presenza di jihadisti provenienti dal Burkina Faso: la missione si trova nel sud ovest del Niger, alla frontiera con il Burkina Faso e a circa 125 km dalla capitale Niamey. Pare che padre Maccalli possa trovarsi proprio in Burkina Faso, dove nella zona oltre il confine con il Niger ci sono i covi di molti jihadisti.
Padre Maccalli è stato rapito dopo essere rientrato da poco in Niger, aveva infatti trascorso un periodo di vacanza in Italia. A Madignano, suo paese d’origine, vivono ancora i fratelli Clementina e Angelo. In questi giorni in provincia di Crema è tornato anche l’altro fratello missionario, padre Walter, impegnato da anni in Angola.
La sua opera missionaria si concentrava soprattutto nella difesa dei diritti delle popolazioni locali. Era un sacerdote molto attento alle problematiche legate alle culture locali, aveva organizzato incontri per affrontare temi e contrastare pratiche legate alle culture tradizionali, tra le quali anche la circoncisione e l’infibulazione delle ragazze, attirandosi anche una certa ostilità, soprattutto in ambienti radicali. Per questo negli ultimi mesi i missionari erano stati messi in allerta dalle forze dell’ordine, che avevano i registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso.
Anna Pedri
 
 

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