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Roma, 11 mag – La strada tracciata dall’Ue è lastricata di buone intenzioni, peccato che a volte finiscano nella bufera per l’uso di cattive maniere. E’ il caso dell’agenzia europea per i rifugiati, l’Easo (Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), finita nella bufera in seguito alla denuncia di alcuni dipendenti che accusano i vertici di “molestie e violenze psicologiche” sul personale. L’ufficio anti-frode della Commissione Ue, l’Olaf, come riportato dal sito Politico, ha avviato così un’inchiesta interna per far luce sulle condizioni di lavoro degli impiegati dell’agenzia.
Secondo il capo delle risorse umane dell’Easo, il francese Emmanuel Maurage, siamo di fronte a una vera e propria “violenza psicologica pervasiva” che induce i dipendenti ad applicare direttive illegali. Maurage ha dato le proprie dimissioni irrevocabili dall’incarico. Secondo l’ormai ex alto funzionario, nell’agenzia c’è un sistema ricattatorio nei confronti dei lavoratori, con tanto di spionaggio interno, fabbricazione di false testimonianze e denunce apposite finalizzate a intimidire i dipendenti e a produrre false testimonianze estorte con l’inganno.
Pratiche che oltretutto, in base a quanto denunciato da alcuni dipendenti, non subiscono gli opportuni controlli. Il responsabile degli appalti Bjarni Nash, ad esempio, ha dichiarato di essere stato oggetto di molestie che lo avrebbero portato a un “isolamento professionale” sul posto di lavoro. Il direttore esecutivo dell’Easo ha negato ogni addebito, ma restano le pesanti accuse nei confronti di un’agenzia che secondo la propria precipua mission dovrebbe sostenere immigrati che ci dicono essere scappati da situazioni di emergenza. E invece probabilmente finisce per molestare i suoi dipendenti.
Eugenio Palazzini



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