Roma, 18 mag – Sta provocando un terremoto politico la decisione di Mosca di espellere 24 diplomatici italiani dal territorio russo ma, del resto, c’era da immaginarselo; soprattutto in seguito alle continue prese di posizione del governo e, in primis, alle varie dichiarazioni incendiarie del ministro degli esteri Luigi Di Maio e del presidente del consiglio Mario Draghi. Quest’ultimo infatti, durante il colloquio avuto giorni fa con il presidente americano Biden, oltre a rimarcare le sanzioni contro Mosca, aveva usato toni non propriamente leggeri all’indirizzo dell’operato di Vladimir Putin.

Mosca espelle 24 diplomatici italiani (e 27 spagnoli)

Oggi l’ambasciatore italiano a Mosca, Giorgio Starace, è stato convocato al ministero degli Esteri russo per essere informato dell’espulsione dei 24 diplomatici italiani, in risposta alla precedente decisione del governo italiano di espellere dalla nostra penisola i diplomatici russi. Lo stesso è stato fatto in queste ore da Mosca anche per 27 diplomatici spagnoli che, anch’essi, pagano lo scotto delle decisioni del rispettivo governo. Al vaglio nel pomeriggio anche gli ambasciatori di Francia e Svezia che attendono di essere ricevuti dal ministro degli esteri russo.

Draghi? Cade dalle nuvole

Adesso però Draghi sembra cadere dalle nuvole, correndo al riparo in una conferenza stampa con il primo ministro svedese Sanna Marin, che si dice grata per il sostegno di Roma all’adesione alla Nato. “La prima riflessione è che non bisogna interrompere i rapporti diplomatici – ha dichiarato il premier italiano a proposito dell’espulsione dei diplomatici italiani – É un atto ostile anche rispetto alla Ue, ma non deve portare all’interruzione dei canali diplomatici, perché attraverso quei canali, se ci si riuscirà, si arriverà alla pace”. Sicuramente il condizionale, usato dal presidente del Consiglio per tutta la durata della conferenza, non infonderà sicurezza ai mercati o alla popolazione, ma forse, dopo questo ennesimo schiaffo russo, il governo italiano inizierà ad accorgersi di essere entrato in un “gioco” più grande di lui a causa della propria sudditanza agli USA.

Andrea Bonazza

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