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siriaMosca, 23 lug – Da una parte Washington, che ieri ha annunciato, tramite il Dipartimento del Tesoro, sanzioni contro esponenti di Hezbollah per aver preso parte al conflitto siriano (leggasi, aver appoggiato Assad contro l’Isis). Dall’altra Mosca, che oggi ha dichiarato tramite il proprio ambasciatore a Damasco, Alexander Kinshchak, che è “necessario aiutare il governo siriano in questa guerra”.
Un braccio di ferro che sembra destinato a protrarsi a lungo anche in Medio Oriente, quello tra Russia e Stati Uniti, nonostante i recenti accordi sul nucleare iraniano. O forse anche per questi, per non rischiare di passare agli occhi del Congresso americano e di Israele come delle pavide colombe, il governo a guida Obama non può permettersi ulteriori cambi di rotta puntando finalmente su chi il terrorismo lo combatte sul campo da anni. Il governo russo è deciso invece a restare fedele alla linea di appoggio a Teheran e Damasco.
Se non vogliamo che i terroristi vincano in Siria, con tutte le conseguenze successive per i paesi della regione, soprattutto dal momento che queste conseguenze si riversano ben oltre la regione, vuol dire che è necessario aiutare il governo siriano in questa guerra“, ha detto a chiare lettere Kinshchak.
Non solo, è sempre notizia odierna, come riporta la Reuters, l’ipotesi di fornitura da parte di Mosca di 200 mila tonnellate di GPL all’anno a Damasco. Gas di petrolio liquefatto che partirebbe dai terminali del porto di Kerch in Crimea e giungerebbe in Siria attraverso la Turchia. E qui ovviamente permangono dubbi sulle intenzioni del governo turco, che dovrebbe garantirne il passaggio. Purtroppo fino ad ora Ankara non è di certo stata sulla stessa lunghezza d’onda di Mosca per quanto riguarda il sostegno ad Assad.
Eugenio Palazzini

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