Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 ott – La mediazione russa è riuscita e ha messo fine, almeno per il momento, al conflitto in Nagorno-Karabakh. Dopo le consultazioni trilaterali a Mosca, tra i ministri degli Esteri di Armenia, Azerbaigian e Russia, nella notte è stato infatti trovato un accordo per il cessate il fuoco (già entrato in vigore) nella regione contesa. I governi di Baku ed Erevan hanno concordato di avviare “trattative sostanziali” per giungere “quanto prima” a una risoluzione pacifica della guerra. E’ quanto riferito dal ministero degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha annunciato l’intesa tra i due Paesi in seguito ai pesanti scontri che andavano avanti dal 27 settembre scorso.

Lavrov, come riportato dall’agenzia Tass, ha menzionato un documento firmato dai ministri degli Esteri di Armenia e Azerbaigian in cui si far riferimento “all’obiettivo umanitario di uno scambio di prigionieri di guerra e di altre persone catturate” nonché “dei corpi delle persone morte” nei combattimenti. Le due parti avrebbero inoltre ratificato una formula di mediazione che prevede la supervisione del Gruppo di Minsk, dunque soltanto chi presiede il Gruppo (Francia, Russia e Stati Uniti) da ora in poi potrebbe sulla carta svolgere un ruolo di mediatore.

Fine del conflitto?

Ma la guerra si può dire, a questo punto, realmente finita? Non proprio, perché il ministero degli Esteri turco ha fatto sapere stamani che il cessate il fuoco, per quanto positivo, non può essere “una soluzione duratura” ed è inutile ribadire quanto sia rilevante il ruolo di Ankara. Piuttosto chiaro: la Turchia non ha gradito la mossa di Mosca, sentendosi scavalcata. Non solo, sempre in mattina la portavoce del ministero della Difesa dell’Armenia, Shushan Stepanian, ha puntato il dito contro l’Azerbaigian accusandolo di aver già violato il cessate il fuoco pochi minuti dopo la sua entrata in vigore.

Secondo Stepanian le forze armate azere avrebbero infatti attaccato l’area l’area di Karajambeili e l’esercito di difesa del Nagorno-Karabakh “sta facendo quanto necessario per fermare l’attacco nemico”, ha scritto la portavoce del ministero di Erevan su Facebook.
Al contempo, il ministero della Difesa azero ha respinto le accuse e ha viceversa dichiarato che i militari armeni hanno attaccato lungo la linea di contatto tra i due fronti. Non si può dire insomma che gli animi si siano davvero rasserenati.

Eugenio Palazzini

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta