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Roma, 22 giu – La caccia alle statue prosegue spedita negli Stati Uniti. Individuare il razzista di pietra e abbatterlo è ormai una moda iconoclasta dilagante. L’ultimo obiettivo di questo furore generato dalle proteste Black lives matter è Theodore Roosevelt, 26° presidente degli Usa. Il “maledetto cowboy”, come lo definì un suo compagno di partito (Repubblicano), è noto nei manuali di storia per la sua personalità eclettica, senz’altro controversa, che impresse una svolta importante alla politica economica americana: la sua fu la prima amministrazione a occuparsi dichiaratamente dei diritti dei lavoratori e ad avviare un programma con riferimenti espliciti alle politiche ambientali.

“Via la statua razzista”

Eppure la direzione del museo di Storia Naturale di New York ha deciso di rimuovere dall’ingresso dell’edificio la statua equestre di Roosevelt, con il sindaco Bill de Blasio che si è detto d’accordo con l’iniziativa. Presto dunque il monumento di bronzo, che dal 1940 si può ammirare all’entrata del museo e che raffigura l’ex presidente statunitense a cavallo con un uomo africano e un nativo africano che lo affiancano ai piedi, verrà tolto di mezzo. A spiegare le motivazioni della rimozione è il primo cittadino di New York: “Il Museo Americano di Storia Naturale ha chiesto di rimuovere la statua di Theodore Roosevelt perché raffigura esplicitamente i neri e gli indigeni soggiogati e razzialmente inferiori“, scrive de Blasio. “La città sostiene la richiesta del Museo. È la decisione giusta ed è il momento di rimuovere questa statua controversa”.

E come mai qualcuno si è accorto di questo problema ottanta anni dopo la realizzazione della statua? Come mai soltanto adesso si prende questa decisione? Ellen Futter, presidente del museo di Storia Naturale, ha spiegato al New York Times che l’iniziativa è stata presa poiché tutto il personale del museo “è stato profondamente toccato dal movimento sempre più ampio contro il razzismo emerso dopo l’uccisione di George Floyd“. Dunque “abbiamo visto come l’attenzione del Paese si sia concentrata sempre più spesso nei confronti delle statue come simboli potenti e dolorosi del razzismo”. Un’opinione in parte condivisa anche dal pronipote di Roosevelt: “La composizione della statua equestre non riflette affatto l’eredità di Theodore Roosevelt”, ha dichiarato Theodore Roosevelt IV. “E’ il momento di spostare la statua e di andare avanti”.

“Ma dedichiamogli una sala”

Il problema quindi non è l’ex presidente americano, ma quella statua che lo rappresenta.
Sì perché Roosevelt è considerato un pioniere del conservazionismo, ovvero il mantenimento della qualità di un determinato ambiente, nonché degli ecosistemi e della biodiversità a esso legati. Quindi, tanto per compensare, il museo ha deciso di rimuovere la statua dedicata a Roosevelt ma al contempo di dedicargli la Sala della Biodiversità. Tra l’altro allo stesso ex presidente Usa, nel 1906, venne assegnato il Premio Nobel per la Pace per aver svolto un ruolo decisivo nella risoluzione del conflitto russo-giapponese all’inizio del secolo scorso. Insomma, per il pensiero politicamente corretto è una figura storica difficilmente stroncabile in toto. E in mattinata sulla decisione di rimuovere la statua è intervenuto anche Donald Trump, con una lapidaria disapprovazione via Twitter: “Ridicolo, non fatelo!”. Ad occhio però, in questo momento, la presa di posizione contraria del presidente repubblicano, rischia semplicemente di accelerare la decisione del museo.

Eugenio Palazzini

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