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Roma, 22 giu – Muoia Sansone con tutti i filistei. Espulso dall’Associazione nazionale magistrati e senza più nulla da perdere, Luca Palamara non ci sta a fare da capro espiatorio. “Palamara non si è svegliato una mattina e si è inventato il sistema delle correnti”, ha detto l’ex presidente dell’Anm in una intervista a Repubblica. Insomma il clientelismo “nel potere interno della Magistratura” è una roba che precede chiaramente l’azione dell’ex Pm di Roma. Solo che adesso tutti i magistrati starebbero cadendo dal pero, compreso il Pm “partigiano” Eugenio Albamonte (quello che sulla base degli esposti dell’Anpi inventa le accuse di odio razziale nei confronti di CasaPound per intenderci).

Palamara accusa Albamonte

“Trovo fisiologico che chi ha determinate cariche rappresentative nella magistratura interloquisca con la politica”, spiega Palamara sempre nell’intervista a Repubblica di due giorni fa. “Ma trovo meno condivisibile che ci siano procuratori della Repubblica che vadano a cena con i politici. Quanto al mio promemoria, mi riferivo ad esempio ai rapporti tra l’allora presidente della commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti eletta nel Pd, ed Eugenio Albamonte, pm di Roma e della sinistra di Area, come ad esempio in occasione della nomina del vice presidente del Csm David Ermini o degli avvocati”. Insomma l’accusa di Palamara ad Albamonte è chiara: avrebbe incontrato l’ex deputata Pd per “ragionare insieme” su alcune nomine, tra cui quella del vice presidente del Csm.

Ma chi è Donatella Ferranti “l’amica” di Albamonte?

Piccolo particolare. Donatella Ferranti non è solo una ex parlamentare del Pd. Prima di farsi eleggere nel 2008 nelle liste dem, dal 1981 al 1998 è stata Pm presso la Procura di Viterbo. Poi è entrata al Csm prima come vice segretario e poi come segretario generale. Come già detto, nel 2008 viene eletta alla Camera nel Pd e lì rimane per due legislature fino al 2018. Nel 2018 non viene ri-candidata ma riceve in dote un paracadute di tutto rispetto: con un’autentica forzatura, senza un regolare concorso, viene nominata giudice di Cassazione. Riprendendo gli articoli usciti allora. “Secondo la legge se un magistrato abbandona la propria posizione per ricoprire un altro incarico fuori ruolo, al suo ritorno deve essere reintegrato nella stessa posizione professionale senza nessun avanzamento di carriera. Il Csm, di solito restio a passaggi del genere – da pm a giudice di Cassazione – ha invece approvato il provvedimento in tempo record, con un solo contrario e due astenuti. Tutto è avvenuto incredibilmente in poco più di 24 ore”.

L’avvocato di Albamonte parla di “fatti mai avvenuti”

Qual è dunque il rapporto tra Albamonte e la ex pm, ex segretario generale Csm, ex deputata Pd e attualmente giudice di Cassazione, Donatella Ferranti? Il giorno stesso dell’uscita dell’intervista su Repubblica, Paolo Galdieri, avvocato del Pm romano ai vertici di Magistratura democratica, si è affrettato a smentire le parole di Palamara: “In una serie di interviste rese oggi (a La Repubblica, a firma di Liana Milella, a Il Fatto Quotidiano a firma di Antonio Massari, a La Verità a firma Giacomo Amadori) lo ha diffamato, parlando di fatti mai avvenuti, in particolare di non meglio precisate cene tra il mio assistito (Eugenio Albamonte, ndr) e l’onorevole Donatella Ferranti, già presidente della commissione Giustizia della Camera, nelle quali si sarebbe discusso della nomina del vicepresidente del Csm David Ermini e delle nomine di avvocati generali della Cassazione”.

Ma Albamonte conferma l’amicizia con la Ferranti

Eppure in una intervista uscita il giorno seguente sul Corriere della Sera, Albamonte nei fatti smentisce il proprio avvocato, confermando gli incontri e l’amicizia con Donatella Ferranti. Alla domanda del giornalista “è vero che lei, magistrato di sinistra, ex presidente dell’Anm e ora segretario di Area, incontrava la deputata del Pd Donatella Ferranti?”, Albamonte risponde così: “Certo che è vero. Ma non è che se uno s’incontra con un parlamentare e qualche consigliere del Csm deve per forza occuparsi di incarichi o orientare nomine anche in vista di soluzioni di singole vicende giudiziarie a favore di uno dei commensali. Ci sono anche altri modi e altre finalità. Con Donatella Ferranti, che stimo e di cui sono amico, abbiamo sempre discusso di temi di interesse generale, problemi della giustizia e riforme. In ogni caso io non faccio parte del Csm e Donatella non è un’imputata, e già questo fa qualche differenza”.

Ci mancherebbe dottor Albamonte. E’ più che legittimo, da segretario della corrente di sinistra dei magistrati, incontrare e mantenere un rapporto amicale con una deputata del Pd nonché presidente della commissione Giustizia della Camera, che prima di entrare in politica era stata Pm e poi segretario generale del Csm e attualmente giudice di Cassazione. Per parlare del più e del meno, o dei massimi sistemi. Mai di nomine e correnti, chiaro.

Davide Romano

3 Commenti

  1. Se i magistrati guardassero di più il crocifisso dell’Uomo giusto condannato ad atroce supplizio dal potere politico, sarebbero strenui fautori della giustizia, della verità, dello Stato di diritto e della stessa democrazia.

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