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Roma, 25 ago – Chi controlla il mercato dei farmaci, adesso più che mai, ha in mano una potente arma. Può sembrare un accostamento ossimorico, ma non lo è affatto se ipotizziamo che il detentore utilizzi il proprio avere come arma di ricatto. Ma nello specifico chi è il detentore? Lo stesso che controlla buona parte delle terre rare: la Cina. Stando a un’indagine condotta dalla Chemical Pharmaceutical Generic Association, l’Unione europea deve reperire altrove circa il 90% delle molecole e il 33% dei principi attivi per le medicine. Dalla stessa indagine, il Cpa Industry Report 2019, emerge che senza le produzioni di Pechino gli scaffali delle farmacie europee sarebbero semivuoti. Non è un mistero che la Cina rifornisca molti Paesi di farmaci, cosa che può inevitabilmente diventare un grosso problema per l’Europa in caso di guerre commerciali.

La produzione cinese

Come sottolineato da La Stampa, che ha realizzato un’approfondita ricerca sulla questione, la Cina è di fatto padrona dei nostri farmaci essendo “il più grande produttore mondiale di ingredienti farmaceutici, e copre il 60% della produzione globale di ‘starting materials’, detti anche ‘intermedi’, imprescindibili per formare i principi attivi delle nostre medicine. Nel caso della Ue, la dipendenza è totale per i secondi (dobbiamo comprare l’85-90% delle molecole-mattoncino), e del 33% per i primi, i principi attivi (Api). Se consideriamo che il nostro carrello si riempie anche in India, arriviamo a quasi il 60%”.
Ora, a prescindere dall’epidemia di coronavirus che accentua il problema, non serve un genio per comprendere quanto sia necessaria un’inversione di tendenza. Altrimenti saremo costretti anche in futuro ad affidarci al dragone asiatico, con tutto ciò che ne consegue.

Invertire la rotta

E’ chiaro infatti che se Pechino decidesse di limitare o interrompere di colpo l’esportazione del materiale necessario alla produzione dei farmaci, assisteremmo a una catastrofe sanitaria. Ma come è arrivata la Cina ad avere questa sorta di monopolio? Come al solito, il fattore determinante è sempre lo stesso: manodopera a basso costo e conseguente produzione altrettanto low cost. A questi “vantaggi” va aggiunto il finanziamento continuo da parte dello Stato cinese alla proprie aziende, modus operandi che aiuta a sbaragliare la concorrenza potenziale. E per quanto riguarda l’affidabilità della produzione cinese? Inutile dire che la Cina non fornisce particolari garanzie a riguardo, ma sempre come sottolineato da La Stampa, qualora l’Europa dovesse seriamente prendere coscienza della situazione, i tempi per un cambiamento sarebbero lunghi e richiederebbero spese notevoli. E’ però altrettanto lapalissiano che non possiamo lasciarci andare alla rassegnazione, perché se non iniziamo a invertire la rotta siamo destinati a dipendere da Pechino.

Eugenio Palazzini

1 commento

  1. Sommessamente…, ma quale catastrofe sanitaria (e non solo!) è maggiore di quella causata dai farmaci a gogo?! Sveglia, cuccioli di uomo! (E quelli sono pure farmaci modificati, generici). Pechino può restare a bocca asciutta sin da oggi.

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