Roma, 26 ott – Le energie rinnovabili? Non bastano e costano troppo, l’unica soluzione è puntare sul nucleare. Così la Francia valuta la costruzione di altri reattori. Un obiettivo che a dirla tutta Emmanuel Macron persegue da tempo e su cui sembra voler incentrare anche la campagna elettorale. Un assist al presidente transalpino è arrivato ieri dalla rete elettrica francese Rte, che ha pubblicato un rapporto sul futuro del settore da qui al 2050. La conclusione è piuttosto chiara: sarebbe “pertinente” costruire nuovi reattori nucleari anche e soprattutto dal punto di vista economico. Questo, sottolinea Rte, non significa che le energie rinnovabili non vadano sviluppate, ma quest’ultimo è un processo che di per sé non può rivelarsi sufficiente.



Perché la Francia punta tutto sul nucleare

Per spiegarlo nel dettaglio la rete elettrica francese, nel documento elaborato, ha prospettato 6 scenari. Si va dal 100% di rinnovabili nel 2050 a un incremento del nucleare, con la realizzazione di 14 reattori di nuova generazione (EPR) e di altri piccoli reattori. Comparando le due ipotesi, si evince che puntare sul nucleare è di gran lunga preferibile. “Gli scenari che prevedono nuovi reattori nucleari appaiono più competitivi” a livello economico, scrivono gli autori del rapporto.

Questo perché nonostante i costi delle energie rinnovabili siano diminuiti negli ultimi tempi, c’è un problema di “costo completo” di ogni energia. In sostanza c’è una differenza di circa 10 miliardi di euro all’anno tra lo scenario che prevede nuovi reattori nucleari e l’altro che non li contempla. E il divario aumenterebbe di 20 miliardi all’anno se dovessimo paragonare l’opzione nucleare al solo sviluppo “diffuso” di rinnovabili. Ricordiamo che attualmente la Francia può contare su 58 reattori nucleari attivi che garantiscono la produzione di più del 70% dell’energia elettrica nazionale.

Il Giappone rilancia

La Francia non è però l’unica ad affidarsi sempre più al nucleare. Anche il Giappone è intenzionato a puntarci di nuovo, per ragioni sia economiche che ecologiche: la neutralità climatica appare imprescindibile. L’obiettivo principale del governo di Tokyo è quindi quello di ridimensionare la più inquinante delle fonti di energia: il carbone. Al momento le centrali del Sol Levante producono appena l’8% dell’energia del Paese, mentre prima dell’incidente di Fukushima i 54 reattori nipponici erano in grado di generare circa un terzo dell’elettricità nazionale. Ora il Giappone conta di tornare al 20-22% entro il 2030. Non a caso, appena si è insediato, il ministro dell’Industria Koichi Hagiuda ha garantito forte impegno per “la massima adozione delle rinnovabili e il riavvio delle centrali nucleari”.

Eugenio Palazzini

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