Roma, 8 nov – Barack Obama, in qualità di ex presidente Usa rimembrato con nostalgia dai progressisti di tutta Europa uniti, è spuntato a Glaskow al vertice della Cop26. E come di consueto si è presentato come un profeta delle buone cause, lui che di libri dei sogni infranti è grande autore. Peccato sia stato a sua volta attaccato a gamba tesa dalla nuova Greta: Vanessa Nakate.



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Le accuse a Trump, Russia e Cina

Un discorso, quello di Obama, carico di frasi fatte e accuse a Donald Trump. “Negli Stati Uniti, alcuni dei nostri progressi sulla lotta al cambiamento climatico si sono fermati quando il mio successore ha deciso di ritirarsi unilateralmente dall’Accordo di Parigi nel suo primo anno di mandato. Non sono stato molto contento di questo”, ha dichiarato l’ex presidente dem. Per poi scagliarsi contro Cina e Russia: ”È stato particolarmente scoraggiante vedere i leader di due dei più grandi emettitori, Cina e Russia, declinare persino di partecipare al programma, e i loro piani nazionali riflettere quello che appare essere una pericolosa assenza di urgenza – un desiderio di mantenere lo status quo – da parte di entrambi quei Paesi”. Secondo Obama “questa è una vergogna. Abbiamo bisogno che economie avanzate come Usa ed Europa guidino su questo problema ma abbiamo bisogno anche di Cina e India, Russia e Indonesia, Sudafrica e Brasile. Non possiamo permetterci nessuno ai margini”.

Obama sbugiardato dalla Nakate 

Come detto però l’intervento di Obama non è stato affatto apprezzato dagli attivisti Friday for Future. In particolare, a rifilare pesanti accuse all’ex leader della Casa Bianca, è la nuova Greta: l’ugandese Vanessa Nakate.
“Quando avevo 13 anni, nel 2009, avevi promesso 100 miliardi di dollari per finanziare la lotta al cambiamento climatico. Gli Stati Uniti hanno tradito le loro promesse, questo costerà perdite di vite umane in Africa”, tuona la Nakate su Twitter. L’attivista pubblica anche un video, risalente a 12 anni fa, in cui l’allora presidente Usa parlava alla Cop15 assicurando che Washington avrebbe attuato politiche concrete per contrastare il cambiamento climatico.

Il paese più ricco della Terra non contribuisce abbastanza ai fondi salvavita”, scrive ancora l’attivista ugandese. “Tu vuoi incontrare i giovani della COP26”, invece “noi vogliamo i fatti”.

Eugenio Palazzini

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